AI & ME: l’intelligenza artificiale entra in classe per insegnare a pensare
Un piccolo cubo nel palmo della mano di uno studente.
A prima vista sembra un oggetto semplice. Ma quando il tablet lo inquadra, un museo appare: sale, opere d’arte e personaggi che guidano i visitatori attraverso la mostra. Ogni studente ha progettato il proprio spazio digitale, completo di AI Buddies: guide interattive che rispondono alle domande e aiutano a esplorare le opere all’interno della galleria virtuale.
È uno dei momenti della Digital Week “AI & ME”, la settimana in cui le classi di H-FARM International School Rosà hanno aperto le porte alle famiglie per mostrare come l’intelligenza artificiale e le tecnologie digitali entrano nel percorso di apprendimento degli studenti.
Ma soprattutto è stato un momento in cui gli studenti sono diventati guide.
Sono stati loro a spiegare i progetti, raccontare i passaggi del lavoro e coinvolgere i genitori nelle attività, mettendoli alla prova con gli stessi strumenti e le stesse sfide affrontate in classe.
Come ha spiegato Ruggero, Visual Art Teacher e Digital Learning Coach della scuola:
“L’intelligenza artificiale non è il futuro, è il presente. I ragazzi la incontrano già ogni giorno: nei traduttori automatici, negli assistenti vocali, negli algoritmi che suggeriscono contenuti. Il nostro compito è aiutarli a capire come funziona.”
Per questo motivo, a scuola l’AI non viene trattata come una materia separata. Non esiste un’ora di “intelligenza artificiale”.
Si lavora invece su un percorso trasversale che attraversa le discipline, dall’arte alla tecnologia, dalle scienze alla cittadinanza digitale, con un obiettivo preciso: sviluppare pensiero critico, creatività e consapevolezza.
Immaginare città migliori
Il progetto della città sostenibile racconta bene questo approccio.
Gli studenti hanno iniziato osservando problemi reali delle città contemporanee: inquinamento, traffico, consumo di energia. Da qui è nata una domanda semplice: se potessimo progettare una città migliore, come sarebbe?
La risposta ha preso forma in un modellino su scala collaborativo costruito con pezzi di recupero e mattoncini Lego. Ma non si sono fermati alla progettazione dello spazio urbano.
Hanno immaginato anche robot capaci di aiutare la città a funzionare meglio.
Utilizzando Lego WeDo, gli studenti hanno programmato piccoli dispositivi che si muovono lungo percorsi prestabiliti e svolgono azioni utili alla comunità, come ripulire strade, fontane, generare energia eolica e persino, spegnere tutte le luci della città per ridurre l’inquinamento luminoso!
Il coding diventava così uno strumento per trasformare un’idea in qualcosa che funziona davvero.
Capire come funziona davvero l’AI
Nella Lower Secondary, il lavoro si è spinto ancora più in profondità.
Gli studenti hanno utilizzato Machine Learning for Kids e Scratch per addestrare un sistema capace di riconoscere comandi vocali e usarli per controllare un videogioco.
Uno studente ha raccontato il processo con un esempio molto concreto. Per insegnare al modello a riconoscere la parola “salta”, non è bastato registrarla una sola volta. È stato necessario fornire molti esempi diversi: voci differenti, toni diversi, distanze diverse dal microfono, persino contesti rumorosi.
Solo così il sistema è riuscito a riconoscere il comando anche in situazioni più complesse.
L’esperimento rendeva evidente un principio fondamentale: l’intelligenza artificiale non capisce le parole come una persona. Riconosce schemi nei dati che riceve. Più esempi vengono forniti durante l’addestramento, più il sistema diventa accurato.
Il videogioco aveva anche un’altra dimensione importante. Gli studenti lo avevano immaginato come uno strumento potenzialmente utile per l’inclusione: un gioco controllato con la voce potrebbe permettere anche a persone con difficoltà motorie di partecipare all’esperienza.
L’AI come allenatore del pensiero
In un’altra classe, invece, l’intelligenza artificiale veniva usata per allenare una competenza diversa: l’argomentazione.
Gli studenti avevano preparato un dibattito in inglese utilizzando un AI tutor che li aiutava a esplorare diversi punti di vista su alcune domande complesse. Tra i temi affrontati c’erano questioni molto vicine alla loro esperienza quotidiana:
L’intelligenza artificiale è un’opportunità o un rischio per gli adolescenti?
Gli adolescenti dovrebbero avere pause regolari dall’uso della tecnologia?
Ci si aspetta troppo dagli studenti a scuola?
Il sistema non forniva risposte pronte, ma proponeva domande e controargomentazioni, costringendo gli studenti a costruire e difendere le proprie posizioni.
Il risultato mostrava una distinzione importante: l’AI può essere usata per fare il lavoro al posto nostro oppure per allenare il nostro modo di pensare.
Quando l’AI diventa un assistente creativo
In un altro laboratorio, l’intelligenza artificiale entrava in un contesto completamente diverso: il design e l’imprenditorialità.
Il brief era semplice: immaginare di lanciare una nuova azienda di biscotti.
Gli studenti hanno progettato l’identità del brand creando logo e slogan con Adobe Illustrator. Per trovare nomi e idee per lo spot pubblicitario si sono fatti aiutare dall’AI, che ha suggerito varianti e proposte da cui partire.
Le idee generate non venivano accettate automaticamente. Gli studenti le confrontavano, le miglioravano e sceglievano quelle più efficaci.
Per presentare il prodotto hanno realizzato anche uno spot pubblicitario e, infine, hanno trasformato il logo digitale in un oggetto reale stampando la maglietta ufficiale del brand.
Human in the loop
Attraverso tutte queste attività emerge un’idea che guida il lavoro della scuola.
Come ha spiegato Ruggero:
“Per noi il principio è human in the loop. L’umano c’è sempre: all’inizio, quando immagina qualcosa, e alla fine, quando valuta il risultato.”
L’intelligenza artificiale può generare immagini, testi, musica o suggerimenti. Ma il valore del processo resta nelle scelte di chi la utilizza.
Ed è proprio per questo che gli studenti imparano anche a sviluppare competenze fondamentali: cercare informazioni in modo critico, riconoscere contenuti affidabili, rispettare privacy e proprietà intellettuale, capire che l’AI può essere utile ma non è infallibile.
Una settimana che ha aperto un dialogo
Alla fine della settimana, ciò che colpiva di più non era solo la varietà dei progetti, ma l’energia con cui gli studenti li raccontavano.
Molti di loro spiegavano con sicurezza strumenti e processi, guidando i genitori nelle attività e invitandoli a provare robot, applicazioni e progetti digitali.
“La varietà dei lavori organizzati dai ragazzi e il modo in cui ci hanno spiegato tutto è stato impressionante.” racconta orgoglioso un genitore.
Per le famiglie è stata un’occasione per vedere da vicino cosa significa davvero educare all’intelligenza artificiale. Per gli studenti, invece, è stato il momento di condividere ciò che avevano imparato.
AI & ME non è stata solo una settimana di attività tecnologiche. È stata un’occasione per aprire un dialogo tra scuola e famiglie su una delle trasformazioni più importanti del nostro tempo. Perché insegnare l’intelligenza artificiale non significa insegnare a usare una macchina. Significa aiutare gli studenti a capire il mondo in cui stanno crescendo e a parteciparvi con consapevolezza.