Comprendere il corpo umano oltre il libro di testo: un’esperienza immersiva tra scienza e progettazione digitale
Sei mai entrato dentro un cuore umano?
Non è una domanda retorica, né un espediente narrativo. È una possibilità concreta, seppur rara, soprattutto in ambito scolastico. Un’esperienza che solitamente appartiene al mondo dell’immaginazione, della divulgazione scientifica di alto livello o della formazione universitaria avanzata e che, in questo caso, è diventata parte integrante di una normale attività didattica progettata per i nostri studenti di PYP5 del Campus di Vicenza.
Non solo per stupire. Ma per comprendere meglio.
Quando il libro di testo non basta più
Studiare il corpo umano è sempre stata una sfida complessa. Organi, apparati e funzioni vitali richiedono un elevato livello di astrazione, soprattutto quando vengono presentati attraverso immagini statiche, schemi bidimensionali o sezioni semplificate. Strumenti utili, ma spesso insufficienti a trasmettere la reale complessità di un sistema vivente, tridimensionale e profondamente interconnesso.
Per questo motivo, Mr. Davide Gusatto, docente di Digital Design, e Miss Francesca Rigon, docente di Scienze, hanno progettato un percorso di apprendimento che ha unito queste due discipline, portando lo studio dell’anatomia fuori dal libro di testo e direttamente nello spazio dell’aula.
Un corpo umano a grandezza naturale nello spazio reale
Grazie all’utilizzo di un visore per la realtà aumentata (META Quest3S), gli studenti hanno potuto visualizzare un corpo umano a grandezza naturale non in un mondo virtuale separato, ma nello stesso spazio fisico in cui si svolge l’apprendimento quotidiano.
Il modello anatomico è completamente esplorabile e ogni componente è accompagnato da schede informative che ne descrivono nome, funzione, proprietà e posizione all’interno del corpo umano. Questo ha permesso agli studenti di esplorare organi, apparati, ossa e muscoli; comprenderne posizione e composizione; scomporre virtualmente il corpo per analizzarne le parti; e “toccare con mano”, seppur digitalmente, ciò che solitamente rimane astratto.
Questa vera e propria “caccia alle parti del corpo” ha trasformato lo studio dell’anatomia in un’attività di ricerca attiva, in cui gli studenti dovevano individuare organi specifici, osservarli, descriverli e collegarli alle conoscenze apprese in classe.
Esplorare il corpo umano dall’interno
Uno degli aspetti più interessanti e sorprendenti di questa tecnologia è stata la possibilità di entrare letteralmente all’interno delle strutture anatomiche: muoversi attraverso un torace, osservare il cuore dall’interno o guardare attraverso la pupilla di un bulbo oculare.
Un’esperienza di questo tipo accende inevitabilmente curiosità e coinvolgimento, come dimostrano alcuni commenti spontanei degli studenti:
“Un attimo, sono pieno di vene!”
“Dove metto la clavicola?”
“Come si entra dentro il cuore?”
“Dove metto lo sterno che ho staccato?”
“Prof, ho messo la testa nel torace!”
Un nuovo rapporto con la tecnologia
Per molti studenti, questo è stato il primo vero incontro con una tecnologia immersiva utilizzata non per l’intrattenimento domestico, ma per l’apprendimento. La realtà aumentata ha mostrato loro che la tecnologia non è solo svago o evasione, ma uno strumento potente per comprendere meglio il mondo che ci circonda e noi stessi.
In questo contesto, la tecnologia diventa un mezzo per esplorare e capire, un ponte tra teoria e realtà. Non mondi paralleli o oggetti di finzione, ma contenuti digitali integrati nella vita reale, capaci di rendere l’apprendimento più significativo e consapevole.
Apprendimento differenziato e valore pedagogico
Dal punto di vista educativo, un’attività di questo tipo risponde concretamente a un principio fondamentale: non tutti gli studenti apprendono allo stesso modo. Alcuni hanno bisogno di osservare, altri di manipolare, altri ancora di muoversi nello spazio per costruire una comprensione solida.
La realtà aumentata consente di integrare questi approcci, trasformando lo studio in un’esperienza attiva in cui la curiosità diventa il punto di partenza dell’apprendimento. La teoria si collega immediatamente alla pratica, favorendo una comprensione più profonda e duratura dei contenuti scientifici.
Tecnologia e curriculum IB
All’interno del framework dell’International Baccalaureate, esperienze come questa si inseriscono in modo naturale nel curriculum. L’uso consapevole della tecnologia rafforza l’apprendimento concettuale e transdisciplinare, offrendo agli studenti strumenti per osservare, ricercare e riflettere in modo critico.
La tecnologia non è il fulcro dell’esperienza, ma il mezzo che permette agli studenti di diventare partecipanti attivi del proprio percorso di apprendimento. In questo modo si rafforza l’approccio IB, che mira a sviluppare studenti curiosi, consapevoli e capaci di comprendere la complessità del mondo che li circonda.
Un’esperienza che guarda anche al futuro
Tecnologie simili sono già ampiamente utilizzate nei contesti sanitari più avanzati, dalla formazione medica universitaria alla simulazione di procedure complesse. Portarle a scuola, adattandole all’età degli studenti, significa connettere l’educazione a pratiche reali, concrete e attuali.
Soprattutto, offre agli studenti una prospettiva diversa: imparare non significa accumulare informazioni, ma costruire modelli mentali solidi per interpretare la realtà.
Quando l’insegnamento funziona davvero
Il feedback finale degli studenti è stato diretto e inequivocabile:
“È stata la lezione più bella della mia vita.”
Una frase emblematica che racconta un’esperienza in cui curiosità, rigore e coinvolgimento hanno trovato un equilibrio raro. Un esempio concreto di come l’innovazione didattica non derivi necessariamente dall’aggiungere contenuti, ma dal cambiare prospettiva.
A volte, per comprendere davvero il corpo umano, bisogna smettere di guardarlo dall’esterno.
E iniziare finalmente a entrarci dentro.