Dal liceo all’università: scoprire cosa c’è oltre esami e crediti, insieme a Matilda Abbiati.
C’è un momento, da qualche parte tra l’ultimo banco del liceo e il primo corridoio universitario, in cui nessuno spiega davvero cosa stia cambiando. Non si tratta solo di esami, crediti o piani di studio: riguarda il modo in cui impari a esistere nel mondo. Questo spazio incerto, ma necessario, è stato al centro dell’incontro tra gli studenti MYP4 di H-FARM International School Venice e Matilda Abbiati, content creator e studentessa di giurisprudenza all’Università Bocconi di Milano. Attraverso la sua presenza sui social media, Matilda racconta la propria esperienza di vita universitaria e di scelte formative, utilizzando il suo percorso personale per aiutare gli studenti a comprendere meglio le sfide e le responsabilità del diventare adulti.
L’università non è solo una scuola più grande
Uno dei primi punti sottolineati da Matilda ha affrontato un luogo comune molto diffuso: l’università non è semplicemente il liceo con esami più difficili. È un ambiente in cui “fare il proprio dovere” non basta più. Ciò che viene richiesto è l’autonomia, la capacità di organizzarsi, di rispettare tempi e contesti, e di capire quando è il momento di parlare e quando quello di ascoltare. Essere appropriati, ha spiegato, non significa conformarsi, ma saper leggere la situazione in cui ci si trova.
Questa autonomia diventa ancora più evidente quando nessuno ti dice esattamente cosa fare. Come ha spiegato Matilda raccontando la sua esperienza nel conciliare gli studi di giurisprudenza e la creazione di contenuti, “la sfida più grande è che nessuno ti dice cosa fare, come farlo e quando devi farlo”. Imparare a gestire il proprio tempo e le proprie responsabilità non è automatico: è una competenza che si sviluppa con l’impegno e la consapevolezza di sé.
Lo studio resta la spina dorsale dell’esperienza universitaria e, secondo Matilda, rimandare gli esami spesso significa rimandare anche la crescita personale. Accanto allo studio, però, si apre un altro livello, meno visibile ma altrettanto decisivo: relazioni, conversazioni e opportunità che nascono dall’incontro con gli altri. È qui che la conoscenza smette di essere astratta e diventa una rete.
Da questa prospettiva, costruire il proprio CV non è un esercizio burocratico, ma un atto di consapevolezza: imparare a riconoscere il valore delle proprie esperienze, anche quelle non lineari, e imparare a raccontare la propria storia senza sminuirsi.
Le persone che scegli plasmano lo spazio in cui cresci
Un altro tema centrale dell’intervento di Matilda ha riguardato le relazioni. Non cresciamo mai da soli: le persone con cui trascorriamo il nostro tempo modellano il nostro sguardo e possono ampliare o limitare le nostre possibilità. Per questo, ha incoraggiato gli studenti a prestare attenzione a chi permettono di entrare nella loro vita.
Guardando alla sé stessa più giovane, ha condiviso un consiglio che ha risuonato fortemente tra gli studenti: “avere buoni amici è davvero, davvero importante, perché alcune persone possono trascinarti verso il basso e rallentarti, e il tuo tempo è davvero prezioso”.
La crescita, ha suggerito, non nasce solo dall’essere sostenuti, ma anche dall’essere messi alla prova da persone che ti aiutano a diventare più riflessivo e responsabile.
Allo stesso tempo, ha lanciato un messaggio chiaro: non confondere l’amore con l’annullamento di sé. Cambiare il proprio percorso di vita per una relazione è spesso il primo passo verso il perdersi. Le relazioni sane non ti chiedono di sparire, ma di occupare spazio insieme.
I social media sono spazi pubblici, non stanze private
Durante il suo intervento, Matilda ha affrontato anche il tema del rapporto con i social media, invitando gli studenti a smettere di considerarli strumenti neutrali. Le piattaforme social, ha ricordato, sono spazi pubblici, abitati da persone reali e regolati da conseguenze reali.
Per lei, l’autenticità online non significa condividere tutto. Come ha spiegato, “volevo condividere il mio percorso, non la mia intimità”. Scegliere cosa mostrare e cosa proteggere fa parte della responsabilità digitale.
Usare i social in modo intelligente significa andare oltre il consumo passivo e diventare utenti attivi, condividendo ciò che si ama, ciò che si studia e ciò che ci rappresenta. Ma ogni parola pubblicata ha un peso. Commenti aggressivi, post superficiali o contenuti offensivi non sono solo scelte stilistiche: possono avere conseguenze concrete, anche legali. La consapevolezza digitale, ha sottolineato, non è censura, è responsabilità.
Studiare ciò che ami è una forma di resistenza
Scegliere cosa studiare resta una delle decisioni più difficili. Le opportunità di carriera contano, ed è giusto tenerne conto, ma non possono essere l’unico criterio. Si tratta di qualcosa che occuperà una parte significativa della nostra vita.
Matilda ha raccontato di aver scelto di studiare giurisprudenza per il desiderio di comprendere ciò che sta sotto la superficie della vita quotidiana, del lavoro, delle relazioni e della società stessa. Studiare qualcosa che non ti interessa davvero può sembrare una scorciatoia, ma spesso si trasforma in una trappola silenziosa. Scegliere ciò che senti autenticamente tuo è un atto di onestà e, in un sistema che spinge all’efficienza a ogni costo, anche una forma di resistenza.
A chi teme di non essere “abbastanza” per un’università d’élite, il suo messaggio è stato chiaro e rassicurante: “non è qualcosa che devi essere, ma qualcosa che devi diventare”. La crescita è un processo, non un prerequisito.
Non sei la somma dei tuoi risultati
In chiusura, Matilda ha lasciato agli studenti una riflessione semplice ma essenziale: non sei solo ciò che produci. Non sei i tuoi voti, non sei gli esami che superi, non sei la velocità con cui raggiungi un obiettivo.
Prendersi cura della propria salute mentale, del proprio corpo e delle proprie relazioni non è tempo sottratto allo studio; è tempo restituito alla vita. Perché nessun percorso ha davvero senso se, lungo la strada, ti allontana da te stesso.