Educare al domani: come le scuole possono ispirare apprendenti per tutta la vita
Articolo publicato da K12 Digest, con Emiliano Cori, il nostro Head of School.
Emiliano Cori, Head of School di H-FARM International School, vanta un percorso accademico e professionale ampio e di grande rilievo. Nato in Italia, ha conseguito una laurea in Lettere Classiche e una laurea specialistica in Filologia Greca e Latina presso l’Università dell’Aquila. Ha poi proseguito i suoi studi con un Master by Research in Studi Comparati all’Università di Leeds, dove ha svolto anche attività di ricerca dottorale in Filologia Greca.
Emiliano ha ricoperto incarichi di docenza presso l’Università di Leeds, insegnando corsi di laurea triennale e magistrale in lingua e letteratura italiana, latino e greco. Successivamente è passato all’istruzione secondaria, ricoprendo il ruolo di Head of Classics presso il Christ the King College e rilanciando il dipartimento di Classics all’Epsom College. Il suo percorso professionale include inoltre l’attività di esaminatore e valutatore per enti certificatori quali OCR, AQA e IB. È membro IBEN ed è valutatore in Theory of Knowledge e History. Emiliano ha ricoperto diversi ruoli di leadership, tra cui Head of Senior School e IB Coordinator presso l’Institut Montana Zugerberg in Svizzera.
Attualmente, in qualità di Headmaster di H-FARM International School a Venezia, Emiliano guida un campus con oltre 700 studenti e 100 membri dello staff, integrando creatività, STEAM, imprenditorialità e discipline umanistiche nell’esperienza educativa.
In questa stimolante conversazione con K12 Digest, Emiliano condivide le sue riflessioni sul futuro della valutazione, sul ruolo dell’innovazione nell’apprendimento e su come le scuole possano coltivare cittadini globali adattabili e resilienti in un mondo sempre più complesso.
Hai accumulato oltre un decennio di esperienza nella leadership di scuole internazionali in diversi Paesi. Quali sono state le tappe fondamentali del tuo percorso che hanno maggiormente influenzato il tuo approccio alla leadership educativa?
Una delle esperienze più formative è stata lavorare in un collegio. Vivere a stretto contatto con gli studenti e interagire con loro “oltre l’aula” ha ampliato la mia comprensione dello sviluppo dei giovani. Mi ha mostrato come l’apprendimento vada ben oltre i risultati accademici, includendo la crescita personale, la resilienza e la costruzione di relazioni significative.
Questa esperienza mi ha convinto che un ambiente accogliente e armonioso, capace di abbracciare tutte le dimensioni della persona, sia essenziale per il successo degli studenti.
Un altro momento determinante è arrivato quando ho assunto il ruolo di dirigente scolastico. Questo mi ha spinto a mettere in dialogo la mia visione personale dell’educazione con l’identità culturale e l’ethos di ciascuna istituzione. Ho capito rapidamente che, sebbene i valori educativi fondamentali rimangano costanti, l’implementazione di nuove iniziative deve essere calibrata sul contesto locale, sulla storia e sui bisogni specifici della comunità scolastica. Pratiche che funzionano in un contesto possono non attecchire in un altro.
Queste esperienze mi hanno insegnato il valore di una leadership adattiva. Un leader scolastico efficace deve saper ascoltare, apprendere e collaborare per costruire fiducia e un senso di scopo condiviso. Questo approccio centrato sulle persone guida il mio lavoro a H-FARM International School, dove cerchiamo di unire prospettive globali e realtà locali, ispirando e preparando i nostri studenti al mondo che li attende.

In qualità di membro del Board IB e di esaminatore IB, quali tendenze principali osservi emergere nel panorama educativo globale? In che modo l’educazione internazionale sta evolvendo per rispondere ai bisogni degli studenti di oggi?
Nel corso degli anni ho osservato un cambiamento significativo: da una visione ristretta, focalizzata su voti ed esami, a una concezione più olistica della crescita e del potenziale degli studenti. Sempre più educatori, famiglie e università riconoscono l’importanza di valutare non solo le competenze accademiche, ma l’intero spettro di abilità e risultati di uno studente.
Questa evoluzione si riflette nel cambiamento globale verso nuovi modelli di valutazione. Un’iniziativa particolarmente significativa è il progetto Melbourne Metrics for Learning, una collaborazione tra il Council of International Schools (CIS) e l’Università di Melbourne. A H-FARM International School contribuiamo con orgoglio a questo progetto, che valorizza l’agentività degli studenti e li considera protagonisti attivi del proprio percorso educativo, anziché semplici destinatari passivi dei contenuti. Il nostro obiettivo è affinare le pratiche di valutazione per celebrare i punti di forza unici di ciascuno studente, superando modelli obsoleti centrati esclusivamente sugli esami.
Il nostro modello ‘IBDP Plus’ risponde pienamente a questa spinta trasformativa. Accanto alle tradizionali misure accademiche, introduciamo profili di competenze olistiche che offrono una comprensione più profonda delle conoscenze e delle attitudini degli studenti. Sempre più università utilizzano queste credenziali per una valutazione più attenta dei candidati, cercando profili le cui competenze e disposizioni siano in linea con i loro percorsi. Questo approccio valorizza l’intera comunità scolastica, riconoscendo e onorando la diversità dei talenti di ogni studente.
Tuttavia, una rivoluzione di questo tipo richiede l’impegno di tutti gli stakeholder, in particolare delle famiglie. Il professor John Hattie descrive i genitori non solo come “primi insegnanti”, ma come “primi studenti”, sottolineando l’importanza di modellare curiosità, resilienza e la capacità di imparare sia dai successi sia dagli insuccessi. Mostrando queste qualità — sperimentando, perseverando di fronte agli ostacoli e condividendo le proprie esperienze — i genitori contribuiscono a sviluppare nei figli quella mentalità e quel senso di agentività che li accompagneranno nell’apprendimento per tutta la vita.
Quali ritieni siano oggi le principali sfide per le scuole internazionali e in che modo H-FARM International School le sta affrontando, in particolare nel promuovere l’eccellenza accademica e la cittadinanza globale?
Una delle sfide più urgenti per le scuole internazionali è trovare il giusto equilibrio tra rigore accademico e formazione di cittadini globali — giovani dotati non solo di solide conoscenze disciplinari, ma anche della competenza culturale e della consapevolezza etica necessarie in un mondo interconnesso. A H-FARM crediamo che affrontare questa sfida richieda un approccio più olistico all’educazione, che valorizzi il benessere degli studenti, abbracci competenze diverse e promuova il contatto con il mondo reale.
Guardando ai prossimi cinque-dieci anni, vedo una crescente necessità di superare i modelli tradizionali basati esclusivamente sugli esami. Il nostro obiettivo è restituire un quadro più completo dei progressi e delle capacità degli studenti, riconoscendo che una singola prova ad alto impatto non può rappresentare adeguatamente il loro sviluppo. L’apprendimento dovrebbe essere inteso come un percorso continuo, non come un’istantanea, misurato attraverso valutazioni costanti che valorizzino risultati in molteplici ambiti.
Per guidare questa trasformazione, è necessario passare da modelli centrati sull’insegnante a modelli centrati sullo studente, in cui i giovani dimostrano attivamente le proprie competenze in contesti autentici e significativi. La tecnologia è un alleato fondamentale in questo processo: a H-FARM incoraggiamo gli studenti a collaborare con la tecnologia, attraverso progetti pratici che richiedono problem solving, creatività e adattabilità. I datori di lavoro danno sempre più valore a queste qualità rispetto alle qualifiche accademiche tradizionali, ed è quindi essenziale che i nostri diplomati escano dalla scuola come pensatori e “doer” agili.
Resta però una sfida importante: convincere le università a superare una visione basata esclusivamente sui voti. Se molte aziende innovative selezionano già i candidati in base alle competenze e alla resilienza, l’istruzione superiore è stata più lenta ad adattarsi. Le nostre iniziative basate sulle competenze, come il modello ‘IBDP Plus’, offrono una visione più completa dei punti di forza degli studenti, valorizzando disposizioni e attitudini oltre ai risultati d’esame.
Un’altra dimensione cruciale riguarda il riconoscimento del patrimonio linguistico e culturale degli studenti. Attraverso approcci di translanguaging che valorizzano e integrano le lingue di origine, gli studenti acquisiscono fiducia e senso di appartenenza — elementi fondamentali non solo per il successo accademico, ma anche per lo sviluppo di una cittadinanza globale autentica.
Infine, in un’epoca in cui la tecnologia assume un ruolo sempre più centrale, non dobbiamo dimenticare l’importanza del pensiero interdisciplinare. Le innovazioni più significative nascono spesso all’incrocio tra discipline STEM e umanistiche; per questo, a H-FARM stiamo avviando masterclass di filosofia per studenti più giovani, accanto a informatica e robotica. Questa integrazione favorisce menti flessibili e riflessive, capaci di unire rigore analitico ed empatia.
Nel complesso, H-FARM risponde a queste sfide in evoluzione puntando sull’agentività degli studenti, utilizzando la tecnologia come partner nell’apprendimento, valorizzando la diversità culturale e promuovendo curricula interdisciplinari. Continuando a chiederci “Is there a better way?”, miriamo non solo a mantenere l’eccellenza accademica, ma anche a mettere gli studenti nelle condizioni di prosperare come cittadini globali pronti a plasmare il futuro.

H-FARM è nota per il suo focus su innovazione e tecnologia. Come integrate questi elementi nel curriculum e quale ruolo pensi che l’innovazione avrà nel futuro dell’educazione?
L’innovazione è centrale nell’identità di H-FARM. La nostra domanda guida — Is there a better way? — ci spinge a cercare costantemente pratiche più efficaci. Lontana dall’essere limitata alla tecnologia o a strumenti di tendenza, l’innovazione implica un cambiamento intenzionale che eleva l’insegnamento e l’apprendimento. Richiamandoci alla radice latina innovare (“rendere nuovo”), consideriamo l’innovazione come un impegno verso la reinvenzione e la rilevanza.
A livello curricolare, partiamo dalla mentalità e dalla cultura. Coltiviamo un ambiente che valorizza la ricerca e la sperimentazione, sia tra gli studenti sia tra i docenti. La tecnologia è uno strumento potente in questo processo: dai tool di ricerca supportati dall’AI alle simulazioni immersive, consente un coinvolgimento cognitivo più profondo e un problem solving che connette la classe al mondo reale. Gli studenti progettano e testano regolarmente soluzioni, affinando così le loro capacità critiche e creative.
Tuttavia, l’innovazione va oltre hardware e software. Rivediamo frequentemente il nostro curriculum, coinvolgendo esperti di diverse discipline per mantenerlo orientato al futuro. I progetti imprenditoriali, ad esempio, chiedono agli studenti di individuare problemi autentici e proporre soluzioni concrete, sviluppando agentività, resilienza e adattabilità.
La valutazione è un altro ambito che richiede un ripensamento profondo. I modelli tradizionali spesso non riescono a cogliere l’intera gamma delle capacità di uno studente. Da qui la nostra scelta di adottare framework basati sulle competenze, incluso il modello ‘IBDP Plus’, che affianca ai voti accademici profili di competenze accuratamente articolati. Università e datori di lavoro apprezzano sempre più individui inventivi, versatili e capaci di muoversi in contesti diversi — qualità che emergono con maggiore chiarezza in queste valutazioni multidimensionali.
In definitiva, l’innovazione deve permettere agli studenti non solo di sopravvivere in un futuro imprevedibile, ma di plasmarlo. Ponendo costantemente la domanda “Is there a better way?”, incoraggiamo i nostri studenti a diventare creatori attivi di conoscenza, senza timore di mettere in discussione le convenzioni. Questo principio guida sostiene la nostra missione a H-FARM, assicurando che gli studenti sviluppino creatività e chiarezza di pensiero per contribuire in modo significativo alla società.
Guardando al futuro, qual è la tua visione per l’educazione a H-FARM e oltre? Quali cambiamenti o iniziative auspichi nei prossimi 5–10 anni nel panorama educativo globale?
Immagino un sistema educativo capace di adottare una visione più ampia e profonda dell’apprendimento — che si allontani con decisione dagli esami isolati ad alta posta in gioco per abbracciare valutazioni più integrate della crescita e del potenziale degli studenti. Nei prossimi anni, spero in un vero passaggio verso modelli di valutazione centrati sullo studente, in cui i giovani possano dimostrare le proprie competenze in modi autentici e significativi, sviluppando un forte senso di ownership del proprio percorso formativo.
La tecnologia avrà un ruolo cruciale in questo cambiamento, ma non solo come strumento. A H-FARM, il nostro obiettivo è che la tecnologia diventi un partner collaborativo nel processo di apprendimento. Vogliamo vedere studenti che utilizzano e affinano la tecnologia in progetti creativi, applicando le loro intuizioni per migliorare sistemi esistenti o inventarne di nuovi. In tutto il mondo, i datori di lavoro cercano sempre più persone dotate di adattabilità, iniziativa e ingegno, piuttosto che definite unicamente dai voti.
Convincere le università ad adottare una prospettiva analoga resta una sfida. Se molte aziende innovative selezionano già sulla base delle capacità di problem solving, l’istruzione superiore tende ancora ad aggrapparsi a metriche tradizionali. Attraverso approcci come il nostro modello ‘IBDP Plus’, che bilancia risultati accademici e profili dettagliati di competenze, speriamo di promuovere una comprensione più olistica di ciascun studente. Un simile cambiamento di paradigma incoraggerebbe le università a valutare i candidati come pensatori multidimensionali, non solo come esecutori di test.
Inoltre, come dimostrano le ricerche su translanguaging e alfabetizzazione interculturale, valorizzare il patrimonio linguistico e culturale degli studenti arricchisce sia lo sviluppo intellettuale sia quello sociale. Riconoscendo repertori culturali diversi, rafforziamo la fiducia, il senso di appartenenza e la capacità di empatia — prerequisiti fondamentali per la cittadinanza globale.
Infine, anche in un contesto di rapida espansione tecnologica, le discipline umanistiche diventano sempre più cruciali. Leader del settore tecnologico sottolineano con crescente forza l’importanza della riflessione etica e filosofica. Un’educazione interdisciplinare — che unisca STEM, filosofia, arte e letteratura — prepara i giovani a muoversi e a incidere in un mondo che richiede precisione di pensiero e profondità di visione. Continuando a chiederci “Is there a better way?”, noi di H-FARM aspiriamo a formare non solo professionisti competenti, ma anche pensatori creativi e cittadini consapevoli.

Traguardi personali e il loro impatto sulla leadership
Uno dei capitoli più gratificanti della mia carriera è stato il periodo come Head of Classics all’Epsom College in Inghilterra. Lo ricordo con grande affetto, poiché mi ha insegnato lezioni profonde sulla leadership, sul mentoring e sul potere trasformativo dell’educazione. Guidare un dipartimento significava motivare i colleghi e coinvolgere studenti la cui passione e inventiva mi ispiravano costantemente.
Ricordo studenti che arrivavano presto per discutere di Ovidio, Virgilio e Omero. Quei momenti di lettura ravvicinata e confronto vivace erano entusiasmanti: insieme esploravamo come la poesia antica potesse illuminare le loro esperienze contemporanee. Vedere quanto facilmente si riconoscessero in temi senza tempo sottolineava il potere dell’educazione di incidere sia sulla dimensione intellettuale sia su quella emotiva della crescita.
Un episodio particolarmente memorabile — e inizialmente delicato — fu quando un genitore mi avvicinò per parlarmi del cambiamento improvviso nelle aspirazioni del figlio, passato dal desiderio di studiare legge a quello di dedicarsi alla letteratura. La conversazione iniziale era carica di preoccupazione. Due anni dopo, però, lo stesso genitore tornò colmo di gratitudine: il figlio era stato ammesso a Oxford e aveva intrapreso un brillante percorso accademico. Da questa esperienza ho imparato a rimanere aperto alle passioni dei giovani, anche quando divergono dalle aspettative dei genitori. Come genitore ed educatore, credo che accompagnare e incoraggiare gli studenti a trovare la propria vocazione sia molto più prezioso che imporre un percorso prestabilito.
Altrettanto importanti sono state le competenze di coaching e mentoring che ho affinato a Epsom. Ho compreso quanto ascoltare attentamente, porre domande significative e offrire guida senza micromanagement possa fare la differenza — sia con gli adolescenti sia con i colleghi adulti. Nei successivi ruoli di leadership ho osservato come i professionisti, proprio come gli studenti, prosperino in ambienti in cui i loro punti di forza sono riconosciuti e le loro voci ascoltate. Una leadership efficace implica quindi la costruzione di una cultura di ricerca, collaborazione e sviluppo continuo.
Questo ethos guida la mia leadership a H-FARM International School. Ci impegniamo a creare un contesto in cui studenti e staff si sentano incoraggiati a eccellere, riflettere e innovare, sostenuti da un dialogo costruttivo e da una fiducia reciproca. Bilanciando guida e autonomia, permettiamo a ciascuno di esprimere appieno il proprio potenziale, dentro e fuori dall’aula.

Per concludere, quale consiglio daresti a educatori e leader del settore che lavorano per creare esperienze di apprendimento innovative e di impatto per le nuove generazioni?
Il mio consiglio è di rimanere fedeli a se stessi e allo scopo centrale dell’educazione. Non abbiamo a che fare solo con politiche e curricula, ma con vite umane. Chiedetevi costantemente: questa scelta è al servizio degli studenti? Li aiuta a crescere? Se la risposta è sì, siete sulla strada giusta.
Abbiate il coraggio di osare. È meglio inciampare nel tentativo di essere originali che restare immobili e inesplorati. La vera innovazione comporta rischio, e spesso sono proprio gli insuccessi a rivelarsi i più istruttivi.
Socrate ci ricorda che la saggezza è una ricerca senza fine; non dovremmo temere l’incertezza né lasciarci turbare da essa, perché il progresso autentico nasce dal confronto riflessivo e dalla fatica del pensiero.
Il filosofo Iain McGilchrist sottolinea la duplice necessità di ragione e intuizione, indicando che l’apprendimento migliore fiorisce all’incrocio tra analisi logica e coinvolgimento creativo. Allo stesso modo, Parmenide insegnava che la vita è in costante movimento, plasmata dall’incontro e dalla riconciliazione di forze opposte. In educazione, abbracciamo questo paesaggio in continuo mutamento coltivando pazienza e resilienza, confidando che le scoperte più profonde emergano dalla perseveranza.
Infine, restate fedeli alla verità, al bene e al bello in ogni vostro impegno. Questi ideali, eterni nella loro risonanza, ci ricordano che l’educazione riguarda la formazione dell’individuo nella sua interezza — non solo dell’intelletto, ma anche del senso di scopo e di umanità. Se manterremo queste stelle polari come guida, potremo ispirare le nuove generazioni a sognare in grande, creare senza paura e guidare con integrità.