Esplorare la scienza significa imparare a guardare più da vicino
Avete mai sentito parlare di: Trypanosoma brucei gambiense, Ophiocordyceps unilateralis, Toxoplasma Gondii, Chlamydomonas Reinhardtii o della cellula del parenchima?
Sì, sono difficili da pronunciare, ma incredibilmente affascinanti da esplorare.
La Science Exhibition degli studenti MYP1 e MYP2 del campus di Venezia ha trasformato la nostra scuola in uno spazio di esplorazione scientifica, dialogo e curiosità. Un’occasione in cui la conoscenza è uscita dai libri di testo per prendere forma attraverso modelli, storie, domande e connessioni tra ciò che osserviamo ogni giorno e ciò che di solito rimane invisibile ai nostri occhi.
Camminando tra gli stand, era chiaro che l’obiettivo dei nostri studenti non fosse semplicemente presentare un risultato, ma raccontare la storia del loro percorso di apprendimento. Ogni progetto portava i segni del tempo dedicato a comprendere, sbagliare e riprovare. La scienza non appariva come una verità fissa, ma come un processo vivo, plasmato dalla sperimentazione e dall’intuizione.
Gli studenti di MYP1 hanno guidato i visitatori attraverso ecosistemi tridimensionali, spiegando il delicato equilibrio che collega habitat, organismi e flussi di energia. Attraverso modelli tangibili, hanno illustrato come i fattori biotici e abiotici interagiscano costantemente, come piante e animali sviluppino adattamenti per sopravvivere e come l’intervento umano possa, a seconda delle scelte compiute, diventare una fonte di squilibrio oppure un’opportunità di protezione.
Dagli spazi aperti degli ecosistemi, l’attenzione si è poi ristretta al mondo invisibile delle cellule. Gli studenti di MYP2 hanno selezionato un tipo specifico di cellula e lo hanno studiato in profondità, imparando a riconoscerne la struttura, le funzioni e le possibili disfunzioni.
Per raccontare le loro storie, gli studenti hanno costruito modelli dettagliati, sperimentando materiali diversi e soluzioni creative per rappresentare elementi complessi. Ogni scelta: una forma, un colore, una texture, nasceva da una domanda guida: qual è il modo più efficace per rendere visibile ciò che non può essere osservato a occhio nudo?
All’interno di questo processo, l’accuratezza scientifica ha incontrato l’ingegno e la creatività è diventata parte integrante dell’apprendimento. Comprendere ha significato anche tradurre la complessità, semplificare senza perdere rigore e trovare un linguaggio che potesse essere davvero condiviso con gli altri.
I progetti sono stati presentati a studenti, genitori e insegnanti, trasformando la mostra in un momento di autentico scambio. Non solo un’esposizione, ma un dialogo: spiegare, rispondere alle domande e rielaborare il proprio pensiero attraverso lo sguardo di chi ascolta.
In questa conversazione continua, alcuni progetti hanno invitato i visitatori a fermarsi e guardare più da vicino.
Uno di questi conduceva nel mondo microscopico dei parassiti. Attraverso il suo modello di Trypanosoma brucei gambiense, la nostra studentessa Caterina ha spiegato come un organismo unicellulare possa essere responsabile della malattia del sonno, guidando il pubblico attraverso le sue strutture interne e mostrando come ciò che non possiamo vedere possa comunque avere effetti profondi sulla salute umana.
A pochi passi di distanza, la prospettiva si ampliava drasticamente. Il modello dettagliato delle zone umide delle Everglades realizzato da Leonardo riportava l’attenzione sulla complessità degli ecosistemi naturali. Animali, sistemi idrici e ambienti interconnessi diventavano strumenti per riflettere sulla biodiversità e sull’importanza di comprendere la natura come un sistema fragile, che deve prima essere conosciuto per poter essere protetto.
Un altro progetto si è distinto per la forza del suo racconto biologico e per l’originalità dei materiali. Attraverso il suo modello di Ophiocordyceps unilateralis, un fungo parassita noto per la sua capacità di infettare le formiche, Vladimir ha esplorato temi di adattamento e sopravvivenza, trasformando una complessa struttura cellulare in qualcosa di tangibile, visibile e inaspettatamente vicino.
Tre esempi diversi, uniti dallo stesso atteggiamento: osservare, porsi domande e trovare un modo personale per raccontare la storia della scienza.
A chiudere il percorso, il contributo del nostro partner Applied Materials ha offerto una prospettiva che ha collegato il lavoro degli studenti al mondo della ricerca scientifica d’avanguardia e dell’innovazione tecnologica. Partendo dalla cellula, la più piccola unità della vita, la riflessione si è spostata verso una scala diversa: la nanoscala.
È a questo livello che opera Applied Materials, sviluppando tecnologie di ingegneria dei materiali utilizzate nella produzione di chip. Componenti minuscoli ma essenziali, che rendono possibili anche microscopi avanzati, strumenti fondamentali per osservare e studiare proprio le cellule esplorate dagli studenti.
Questo cambiamento di scala ha messo in luce come la scienza sia un sistema di connessioni continue: ciò che viene studiato in classe dialoga con ciò che accade nei laboratori, e ciò che è infinitamente piccolo può avere un impatto enorme sulla nostra capacità di comprendere la vita.
La Science Exhibition ha infine trasmesso il significato più profondo dell’apprendimento: non accumulare risposte, ma imparare a guardare più da vicino. Perché spesso ciò che tiene insieme il mondo non è ciò che vediamo a un primo sguardo, ma ciò che impariamo lentamente a riconoscere.