Personal Project Exhibition 2026: H-FARM International School Vicenza

Quando le passioni diventano progetti concreti

Cosa succede quando a 15 anni ti viene data la possibilità di trasformare una passione in un progetto vero?

Dopo mesi di ricerca, sperimentazione, tentativi ed errori, gli studenti MYP5 della sede di Vicenza hanno presentato i loro Personal Project alla community scolastica e alle famiglie. Non semplici elaborati, ma percorsi completi, costruiti con metodo, autonomia e responsabilità.

Il Personal Project: molto più di un compito finale

Il Personal Project rappresenta il culmine del Middle Years Programme dell’International Baccalaureate. È la prima esperienza in cui gli studenti gestiscono un progetto a lungo termine in modo completamente autonomo: partono da un interesse personale, definiscono un obiettivo chiaro, pianificano le fasi di lavoro, documentano il processo e valutano criticamente il risultato.

È qui che imparano cosa significa lavorare per obiettivi, affrontare imprevisti, migliorare attraverso la revisione continua. È qui che la scuola incontra il mondo reale.

Creatività, narrazione e identità

Una delle cose che ha colpito maggiormente nell’edizione di Vicenza è stata la dimensione concreta del fare. Molti progetti non sono rimasti sulla carta: sono passati dalle mani, dagli attrezzi, dall’odore di vernice e di officina.

C’è chi come Marcello ha riportato in vita una Vespa d’epoca, smontandola, studiandone i meccanismi, restaurando parti danneggiate con pazienza quasi artigianale. Non era solo un lavoro di meccanica, ma un dialogo con la storia e con la cultura del design italiano.

In un altro spazio dell’exhibition, un vecchio mobile ha trovato una seconda vita grazie a Pieralberto. Carteggiatura, stuccatura, finiture: un processo lento e preciso che ha trasformato un oggetto dimenticato in un pezzo funzionale ed esteticamente rinnovato. È in questi dettagli che si vede la maturità del progetto: nella cura, nella scelta dei materiali, nella volontà di non limitarsi a “fare”, ma a capire.

La stessa logica di trasformazione si è vista in una bicicletta tradizionale convertita in e-bike da Leonardo. Qui la sostenibilità non era uno slogan, ma un problema tecnico da risolvere: integrazione del motore, gestione della batteria, equilibrio tra performance e sicurezza. Un progetto che parla di futuro, ma costruito con strumenti molto concreti.

Il design ha attraversato diversi lavori, spesso intrecciandosi con la tecnologia. Capi per la danza realizzati con elementi stampati in 3D, una racchetta da pickleball progettata e prototipata per essere testata sul campo, costumi da nuoto eco-friendly pensati per ridurre l’impatto ambientale senza sacrificare comfort e performance. In questi casi, la stampa 3D e la progettazione digitale non erano semplici strumenti tecnici, ma mezzi per passare dall’idea all’oggetto reale, tangibile.

Ma la manualità non è stata l’unico linguaggio.

Accanto ai progetti tecnici, molti studenti hanno scelto di raccontare il mondo attraverso la narrazione e l’indagine.

Il libro illustrato di Giulia, per bambini, sul tema dell’inclusione ha dimostrato come anche una storia semplice possa diventare uno strumento potente per parlare di diversità e accettazione. Mentre, il murale di Alisa, dedicato alla pace ha trasformato uno spazio fisico in un messaggio visivo permanente.

C’è stato anche chi, come Alessandra, ha scelto di indagare la realtà contemporanea attraverso interviste sul tema delle migrazioni, dando voce a esperienze dirette e trasformando il progetto in un momento di ascolto autentico.

E poi il benessere, declinato in forme diverse: dallo sviluppo di un piano di allenamento strutturato alla progettazione di un attrezzo sportivo, fino alla creazione di un cuscino rinfrescante per cani. Anche qui, dietro l’apparente semplicità dell’idea, c’erano studio, test, modifiche, miglioramenti.

Ciò che rende questi progetti interessanti non è solo la varietà dei temi, ma la profondità con cui sono stati affrontati. Ogni studente ha preso qualcosa di personale – una passione, una curiosità, una domanda – e l’ha trasformato in un percorso strutturato.

È questo il filo che tiene insieme tutto: la capacità di partire da un interesse autentico e costruirci attorno un processo serio, documentato, consapevole.

E quando quel processo viene raccontato davanti a un pubblico, il progetto smette di essere solo un oggetto o un prodotto.

Diventa crescita visibile.

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