Personal Project Exhibition 2026 tra Innovazione, AI e Creatività
A soli 15 anni, è possibile allenare un modello di machine learning per predire una gara di Formula 1? O costruire un robot in 3D che risponde alle domande grazie a un’intelligenza artificiale? O ancora immaginare dei satelliti che proteggano il campo magnetico terrestre?
Se avete pensato, “È impossibile!” è perché ancora non avete conosciuto i nostri studenti.
Durante l’annuale mostra dedicata ai Personal Project tutto quello che credevate impossibile è stato effettivamente realizzato. Non si trattava di domande retoriche ma di progetti reali, ideati e costruiti dagli studenti di MYP5 dopo mesi di intenso lavoro – tra ricerca, progettazione, test, revisioni e momenti di inevitabile difficoltà. Ed oggi, finalmente, hanno presentato il frutto del loro impegno all’intera comunità scolastica.
Il Personal Project, oltre ad essere la valutazione ultima e più importante dell’intero Middle Years Programme, è molto più di un elaborato finale; è un banco di prova in cui gli studenti imparano a fare ricerca in modo strutturato, a pianificare tempi e risorse, a documentare le scelte, a valutare ciò che funziona e ciò che va migliorato. Un progetto concreto di responsabilità e pensiero critico che li prepara alle sfide dell’IB Diploma e, più in generale, a trasformare idee complesse in azioni realizzabili.
C’è chi guarda al futuro della tecnologia con entusiasmo, ma anche con spirito critico. Ashton, ad esempio, ha costruito un T-800 robotico completamente funzionante, stampato in 3D, cablato e saldato pezzo per pezzo, con un’AI che gira localmente su Raspberry Pi. Il suo non è un esercizio di stile: è una riflessione sull’AI safety. “L’intelligenza artificiale cresce rapidamente e non la comprendiamo fino in fondo”, spiega Ashton. Il suo robot, capace di riconoscere volti e rispondere vocalmente, è un monito: cosa accadrebbe se sistemi sempre più autonomi venissero collocati in ruoli decisionali senza adeguata regolamentazione? Attraverso CAD design, 3D printing, saldature e modelli di computer vision, Ashton ha unito competenze tecniche e pensiero etico, dimostrando come innovazione e responsabilità debbano procedere insieme.
Anche Lorenzo ha scelto l’intelligenza artificiale, ma applicata al mondo dello sport. Ha sviluppato un modello di machine learning basato su Random Forest capace di predire i risultati delle gare di Formula 1, analizzando oltre 3.000 dati e più di 6.000 tempi sul giro dal 2022 al 2025. Il suo algoritmo esegue 5.000 simulazioni per ogni gara, calcola correlazioni, pesa fattori come qualifiche, degrado gomme e sprint race, e restituisce percentuali di probabilità. Non solo: ha creato un sito web dedicato, pubblicato articoli di approfondimento e persino collaborato con Alessandro Rastrelli, content creator di Formula 1 per un’analisi pre-gara dell’ultimo Gran Premio decisivo per il mondiale. La previsione? Corretta.
La tecnologia, però, non è solo performance e calcolo. Può essere anche protezione. Olena ha immaginato una costellazione di satelliti magnetici progettati per contribuire alla stabilità del campo magnetico terrestre. La sua preoccupazione parte da una domanda radicale: cosa accadrebbe se lo perdessimo? Il suo progetto esplora soluzioni teoriche, limiti tecnologici e costi, ma soprattutto mostra una consapevolezza ambientale profonda. È la dimostrazione di come il Personal Project permetta di confrontarsi con problemi globali, anche quando le soluzioni sembrano ambiziose o futuristiche.
Ambizione che non è mancata nemmeno a Dmytro, impegnato nella costruzione di un drone partendo da zero. Mission planner programmato tramite Arduino e ArduPilot, modalità di volo autonoma, face tracking attraverso una camera ESP32-S3: un progetto complesso, messo alla prova da ritardi nei componenti e difficoltà logistiche. Eppure, proprio nelle complicazioni si misura la crescita. Il suo percorso racconta cosa significa adattarsi, trovare soluzioni alternative, ricalibrare obiettivi senza perdere la motivazione.
Accanto alla tecnologia, emergono con forza anche i progetti che mettono al centro la dimensione umana.
Harper ha creato “It’s Not Just You”, un podcast dedicato alla salute mentale degli adolescenti. Partendo da interviste con counselor e coetanei, ha affrontato temi come pressione scolastica, ansia, senso di inadeguatezza. “Ho capito che non è una sola persona a vivere queste esperienze: le viviamo in tanti”, racconta. Il suo obiettivo non è fornire diagnosi o soluzioni, ma normalizzare la conversazione, ridurre lo stigma, ricordare che ciò che si prova conta. In un’epoca in cui 1 adolescente su 5 affronta difficoltà legate alla salute mentale, creare uno spazio di ascolto è già un atto di responsabilità.
Anche Sofia, con la sua collezione di moda “Undressed”, sceglie di affrontare lo stigma: otto disturbi mentali tradotti in capi e dettagli di fashion design. Il suo obiettivo è “mettere a nudo” realtà spesso fraintese, spostando lo sguardo: dalla paura alla conoscenza, dal giudizio alla complessità.
Aglaya, invece, porta la narrazione su un terreno ancora più intimo: un libro di poesie ispirato alle storie di chi ha attraversato il cancro, con testi dedicati alle diverse fasi dell’esperienza. La scelta nasce da una motivazione personale: “Mia nonna ha combattuto contro il cancro per 9 anni… quindi ho deciso di dedicarle questo progetto,” spiega. Interviste a pazienti, medici oncologi e familiari, e il desiderio di legare l’arte a un impatto sociale concreto: un progetto che trasforma la memoria in consapevolezza.
Un filo che tiene insieme mondi diversi
Dai robot alla poesia, dai dataset alle fragilità adolescenziali: ciò che unisce questi lavori è la stessa competenza di fondo: iniziare da una domanda autentica, darle forma con metodo, sostenerla con la ricerca e, infine, raccontarla al pubblico.
Tra gli altri presentati oggi: un electrolyzer con modelli stampati in 3D per esplorare l’elettrolisi e il futuro dell’idrogeno; redesign di interni e aule scolastiche basate su interviste e prototipi digitali che migliorino il modo di vivere questi spazi; video che spiegano concetti economici come la “creative destruction”; una charity volleyball event con raccolta fondi e racconto audiovisivo; piattaforme web per la formazione nel retail; libri di ricette gluten free pensati per chi convive con la celiachia; progetti di design e modellazione 3D legati all’architettura e all’hospitality; video per spiegare l’ADHD ai coetanei; guide di ricette per il benessere e la nutrizione equina.
Un evento, ma soprattutto un traguardo
La Personal Project Exhibition 2026 è un appuntamento imperdibile per H-FARM International School perché rende non solo visibile, ma vero e proprio protagonista, ciò che spesso resta dietro le quinte: mesi di lavoro serio, scelte ponderate, innumerevoli prove, errori, revisioni, e la capacità di tenere insieme creatività e rigore. È un momento di incontro tra studenti, docenti, famiglie e community, in cui ogni progetto diventa una storia di crescita.
E forse è questo il messaggio più forte della giornata: non conta solo cosa gli studenti hanno costruito, registrato, scritto, disegnato o programmato. Conta il fatto che, per arrivare qui, alla giornata di oggi, hanno imparato a guidare un processo. E a presentarlo con la voce di chi sa dire “questo è ciò che ho scelto, questo è ciò che ho imparato, questo è ciò che voglio portare nel mondo”.