Pierluigi Fasano e “La quarta scienza. Che cosa pensi sia impossibile?”
Che cosa resterà impossibile in un mondo in cui le grandi innovazioni dei prossimi anni promettono di riscrivere energia, medicina, spazio e intelligenza artificiale?
È da questa domanda che ha preso forma uno degli incontri più intensi del percorso verso la Demo Night per gli studenti di MYP4 dello Startup Lab e degli studenti del DP di H-FARM International School Venice. Non una semplice conferenza, ma una vera e propria sfida intellettuale: mettere in discussione l’idea stessa di “impossibile”.
A guidarla, il Professor Pierluigi Fasano, senior manager con oltre 25 anni di esperienza in Enterprise Architecture e Technology Leadership in contesti internazionali, dalla finanza al pharma, oggi impegnato nel supporto a grandi trasformazioni digitali e nella valutazione tecnologica di startup. Un profilo che unisce visione strategica e profonda competenza tecnica, tra innovazione, gestione del cambiamento e sviluppo di prodotti e organizzazioni complesse.
È proprio da questa prospettiva che ha costruito la sua talk, attorno a un’intuizione tanto semplice quanto radicale: stiamo entrando in una nuova fase della storia della conoscenza. Una fase in cui la scienza non avanza più solo grazie all’osservazione, alla teoria o alla potenza di calcolo, ma grazie a qualcosa di diverso: l’intelligenza artificiale come acceleratore della scoperta.
Fasano la chiama “la quarta età della scienza”. Dopo la scienza empirica, quella teorica e quella computazionale, oggi si apre un’epoca in cui le macchine non si limitano a eseguire istruzioni, ma contribuiscono attivamente a generare nuove conoscenze. Non è un dettaglio tecnico: è un cambio di paradigma.
Per renderlo concreto, la talk si è sviluppata come un viaggio attraverso alcune delle trasformazioni più profonde già in atto, o sul punto di accadere, nel corso della vita degli studenti presenti in aula.
Si è partiti dall’energia. L’idea di replicare sulla Terra il processo che alimenta il sole (la fusione nucleare) non è più solo teoria. Se diventasse realtà su larga scala, potrebbe rendere l’energia abbondante, economica e pulita. Ma la vera domanda non è tecnologica: cosa succede al mondo quando l’energia non è più una risorsa scarsa?
Da lì, lo sguardo si è spostato nello spazio. Non più solo esplorazione, ma espansione: infrastrutture, data center, persino insediamenti umani oltre la Terra. Uno scenario che apre interrogativi nuovi, quasi inediti: chi possiede lo spazio? Chi stabilisce le regole? E soprattutto, chi resta escluso?
Il percorso è poi entrato nel cuore delle tecnologie emergenti. Computer che non imitano più la logica binaria, ma il funzionamento del cervello umano. Sistemi biologici capaci di apprendere. DNA utilizzato come supporto di archiviazione. Materiali progettati dall’intelligenza artificiale, più leggeri e resistenti di qualsiasi cosa creata finora. Batteri ingegnerizzati per risolvere problemi ambientali come l’inquinamento da plastica.
E ancora: finanza completamente digitale, algoritmi che gestiscono mercati globali, computer quantistici in grado di risolvere in pochi minuti problemi che oggi richiederebbero tempi impensabili. Fino ad arrivare alla prospettiva più radicale di tutte: la possibilità di intervenire sull’invecchiamento, trattandolo non più come un destino inevitabile, ma come una condizione modificabile.
Eppure, ciò che rende questo viaggio davvero significativo non è tanto l’elenco delle innovazioni, quanto il modo in cui queste costringono a ripensare le categorie con cui leggiamo il futuro.
Di fronte a scenari che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati fantascienza, viene quasi spontaneo fermarsi allo stupore. Ma è proprio lì che il discorso cambia direzione: non basta chiedersi se qualcosa sia possibile. La vera questione diventa capire che cosa accade quando lo diventa davvero.
Se l’energia smette di essere una risorsa limitata, che forma assume l’equilibrio globale? Se l’intelligenza artificiale è in grado di accelerare la conoscenza a una velocità mai vista prima, quale spazio resta al pensiero umano? Se la vita può essere estesa, modificata, forse persino “ripristinata”, che cosa significa essere umani?
È in questo passaggio che il futuro smette di essere un orizzonte lontano e si trasforma in qualcosa di più vicino, quasi urgente. Non un insieme di scenari da osservare, ma un campo di scelte da abitare.
E allora la domanda si sposta inevitabilmente: non più soltanto che cosa succederà, ma che cosa vogliamo che succeda. “qual è il mondo che vuoi?” Quali direzioni vale la pena perseguire, quali limiti mantenere, quali responsabilità assumersi.
In questo senso, l’incontro si è trasformato progressivamente in qualcosa di più di una lezione sul futuro. È diventato uno spazio di confronto reale, in cui gli studenti si sono messi in gioco attivamente: discutendo, rivedendo le proprie idee iniziali e lasciandosi mettere in crisi da scenari che rendono il futuro molto più concreto di quanto sembri.
Dal workshop è emersa una tensione chiara: da un lato entusiasmo per le possibilità offerte dalla tecnologia, dall’altro una consapevolezza crescente dei rischi. Molti studenti hanno espresso preoccupazione per la perdita di autonomia cognitiva, per una crescente dipendenza dall’intelligenza artificiale e per la sostenibilità del pianeta.
Una generazione che non osserva il progresso in modo ingenuo, ma ne riconosce già la complessità.
Perché se è vero che le tecnologie descritte sembrano appartenere a una scala quasi inaccessibile, è altrettanto vero che il loro impatto si giocherà nelle decisioni quotidiane: nel modo in cui verranno progettate, regolate, utilizzate. E soprattutto, nelle intenzioni che le guideranno. Come è emerso chiaramente, “l’intelligenza artificiale può fare tutto ciò che riusciamo a immaginare. Se non immagini nulla, non fai nulla.”
Ma c’è anche un altro aspetto, meno immediato e forse ancora più importante: ogni progresso porta con sé una responsabilità proporzionale. Come è stato sottolineato durante l’incontro, “più ottieni, più devi dare.” Più aumenta il potere degli strumenti a nostra disposizione, più cresce la necessità di usarli con consapevolezza, visione e senso critico.
È qui che il discorso torna a terra, nel contesto concreto dello Startup Lab e nella visione educativa della scuola. In un momento in cui gli studenti stanno sviluppando idee e preparando i loro progetti per la Demo Night, ciò che sembra distante diventa uno strumento di lettura del presente: scenari da tenere in considerazione, prospettive che orientano già oggi il modo in cui pensano e costruiscono le loro idee.
È proprio in questa direzione che si inserisce la Future Readiness, una delle Sei Dimensioni del Successo dello Studente: non preparare gli studenti a un unico futuro possibile, ma fornire loro gli strumenti per comprendere scenari complessi, prendere posizione e contribuire attivamente alla loro costruzione.
Che cosa accadrebbe a quelle idee se fossero immerse in un mondo in cui l’energia è abbondante, l’intelligenza artificiale è pervasiva, i confini tra biologico e digitale si fanno sempre più sottili? Come cambierebbero? Come si espanderebbero?
Sono domande che non cercano risposte immediate, ma che cambiano il modo in cui si guarda al presente. Che allargano l’ambizione. Che rendono ogni progetto, inevitabilmente, più consapevole.
Ed è forse qui che si trova il punto più importante. Perché in un’epoca in cui le risposte possono essere generate, simulate, accelerate, ciò che resta davvero umano è la capacità di scegliere e prima ancora, di capire quali siano le domande che vale la pena porre.
Come ci ricorda saggiamente il professor Fasano: “la quarta scienza non è ciò che l’intelligenza artificiale scopre. È ciò che decidi di farne.”