RoboQuest 2026: una missione nello spazio
E se la robotica non fosse una battaglia da vincere, ma un mistero da risolvere?
È da questa domanda che ha preso forma per il secondo anno RoboQuest, la competizione di robotica che ha trasformato H-FARM International School in una base di esplorazione interplanetaria. Studenti del PYP e del MYP, arrivati dai campus di Venezia e Vicenza, si sono uniti come veri Special Explorers con un obiettivo comune: aiutare l’umanità a espandersi oltre la Terra.
Davanti a loro, quattro pianeti misteriosi. Nessuna istruzione semplice, nessuna soluzione immediata. Solo domande da esplorare.
Una missione, quattro pianeti
Ogni squadra è stata assegnata a una sfida diversa, ognuna parte di una grande narrazione scientifica.
C’era chi doveva esplorare profondità sconosciute nella Cave Challenge, alla ricerca di segnali di un nucleo caldo e attivo. Altri si sono concentrati sulla Plant Challenge, raccogliendo campioni per capire se la vita potesse esistere su quel pianeta. Nella Lake Challenge, i robot dovevano individuare fonti d’acqua nascoste, un elemento chiave per ogni forma di vita. E nella Mineral Challenge, gli studenti si sono trasformati in veri geologi spaziali, analizzando tracce minerali per ricostruire il passato e immaginare il futuro di un pianeta.
Per affrontare queste missioni, ogni team ha progettato e costruito il proprio robot utilizzando i kit LEGO Spike, scegliendo componenti, sensori e strategie. I sensori di colore diventavano strumenti scientifici: rilevavano acqua, individuavano crateri attivi, guidavano il robot tra ostacoli e superfici sconosciute.
Ma soprattutto, il codice era la loro lingua.
Riga dopo riga, tentativo dopo tentativo, i robot imparavano a muoversi tra rocce, dune e crateri. E con loro, anche gli studenti.
Non competere, ma risolvere
A RoboQuest, la differenza si sente subito: non è “noi contro di loro”, ma “noi contro il problema”.
Osservare. Analizzare. Modificare. Riprovare.
È lì che succede tutto. In quel ciclo continuo di tentativi, gli studenti hanno sperimentato cosa significa davvero imparare. Non cercare risposte veloci, ma costruirle nel tempo.
Come racconta Zara:
“Io ho raccolto dei minerali, per analizzare la composizione del pianeta e capire se ci sono state condizioni favorevoli alla vita.”
E ancora, nelle parole di Olby:
“Attraverso il codice, abbiamo controllato il mio robot a distanza per esplorare il pianeta. E passo dopo passo, insieme al mio team, ho completato la missione.”
Una preparazione lunga mesi
Quello che abbiamo visto sabato non è nato in un giorno.
Per mesi, gli studenti hanno lavorato, sperimentato e soprattutto scelto di dedicare il proprio tempo a questa sfida. Nel RoboCorner, uno spazio libero durante le pause in cui si ritrovavano per testare idee, migliorare codici, ripensare strategie.
Tra un sensore che non funzionava e un robot che deviava dalla traiettoria, si sono costruite competenze reali: pensiero sistemico, logica computazionale, capacità diagnostica. Ma anche qualcosa di più difficile da insegnare: autonomia, collaborazione, perseveranza.
Sempre meno domande agli insegnanti. Sempre più confronto tra pari.
Le squadre: identità, energia, immaginazione
Ogni team ha portato qualcosa di unico nella missione.
I Galaxy Bot e gli Infinite Horizon hanno esplorato con ambizione, mentre i Horizon Hunters cercavano precisione e controllo. I Sunset Chaser non si fermavano davanti agli errori, proprio come i R.O.P. Geniuses, sempre pronti a ricalibrare il codice.
I Space Bots, tra cui uno dei team vincitori, hanno dimostrato grande solidità, mentre i Moon Conquerors puntavano in alto, letteralmente. I Potato Planets e gli Sprinkles hanno portato creatività e intuizione, mentre D.M.C (Diamond Mission Creation) e la Superstar Academy hanno affrontato ogni prova con strategia e determinazione.
E poi c’erano gli Street Bots.
I vincitori
A conquistare il primo posto sono stati gli Street Bots, con Rintharo e Sebastien (entrambi MYP2 students), seguiti al secondo posto dai Space Bots, composti da Emerson (MYP3), Otto (MYP1) e Livia (MYP2).
Entrambi i team si sono distinti nella Mineral Challenge, dimostrando non solo precisione tecnica, ma anche una grande capacità di analisi e adattamento.
Perché alla fine, non vince chi sbaglia meno. Vince chi sa imparare più velocemente dai propri errori.
Dopo la prima edizione dello scorso anno, RoboQuest è tornato con una struttura più ricca, una narrazione più immersiva e un coinvolgimento ancora più autentico.
Un’esperienza che accompagna gli studenti per mesi e che culmina in una giornata in cui tutto prende forma.
Molto più di robotica
RoboQuest non insegna solo a costruire robot.
Insegna a restare dentro la complessità, a collaborare davvero, anon avere paura di non sapere subito la risposta.
In un mondo fatto di gratificazione immediata, questa è forse la competenza più importante di tutte.
Perché il futuro non sarà fatto di problemi semplici e non avrà soluzioni immediate.
E guardando questi giovani esploratori all’opera, una cosa è certa: non stanno solo imparando a programmare robot. Stanno imparando a pensare. 🚀
Un sentito grazie ai PYP Homeroom Teachers Mr. Owen e Miss Flika, ideatori e coordinatori di RoboQuest, al team delle Sparx, fondamentale per la realizzazione dell’iniziativa, a tutti gli studenti che hanno partecipato con entusiasmo e dedizione, e ai genitori e insegnanti che li hanno accompagnati e sostenuti lungo questo straordinario percorso.