Torneo di beneficenza: sport, inclusione e solidarietà per Fondazione Telethon
Mentre l’attenzione mediatica internazionale è rivolta alle Olimpiadi e si avvicina l’inizio delle Paralimpiadi, nella nostra scuola quello spirito è già realtà. La palestra si è trasformata in uno spazio in cui sport, inclusione e solidarietà si sono incontrati grazie a un torneo di beneficenza organizzato da Arthur, studente di MYP5.
L’iniziativa ha coinvolto giocatori esterni, studenti della scuola e due squadre di basket in carrozzina, con la partecipazione di atleti provenienti anche dalla Nazionale italiana. Una presenza che ha dato all’evento un significato ancora più profondo, trasformando la competizione in un’occasione di consapevolezza condivisa.
«Ho deciso di organizzare questo torneo a scuola perché volevo trasformare qualcosa che amo in qualcosa che potesse davvero fare la differenza», racconta Arthur. «La scuola è il luogo in cui cresciamo e impariamo non solo materie, ma anche valori. E credo che la solidarietà sia uno di questi. Questo evento non è solo sport: è un modo concreto per sostenere la ricerca sulle malattie genetiche rare».
L’intero ricavato della giornata sarà devoluto alla Fondazione Telethon, che finanzia progetti fondamentali per offrire nuove possibilità a chi convive ogni giorno con queste patologie.
Alla base del progetto c’è anche una motivazione personale molto forte. Il fratello di Arthur, Gabriel, atleta della Nazionale italiana di basket in carrozzina, è affetto da artrogriposi multipla congenita, una rara malattia genetica che gli impedisce di camminare. Nato in Brasile, è arrivato in Italia a sette anni per sottoporsi a trattamenti specifici alle gambe e si è poi trasferito definitivamente durante le scuole medie. L’incontro con il basket in carrozzina non è stato immediato, ma con il tempo quello sport è diventato parte della sua identità, fino a portarlo a vestire la maglia azzurra. Oggi dice: «Voglio diventare il giocatore più forte al mondo di basket e meritarmi di diventare il capitano della Nazionale».
La sua storia racconta con forza quanto lo sport possa incidere nella vita di una persona con difficoltà motorie. Non solo come allenamento o competizione, ma come spazio di espressione, di autonomia e di appartenenza. In campo non conta ciò che manca, ma ciò che si costruisce: tecnica, carattere, visione, squadra. È lì che si scoprono possibilità che spesso, fuori dal campo, sembrano invisibili.
La giornata si è articolata attorno a un torneo 3vs3 con categorie separate – carrozzina e normodotati – per garantire una partecipazione ampia e inclusiva. Si sono svolte inoltre gare di tiro da 3 e da 2 punti, culminate in una sfida finale tra i vincitori delle due categorie. All’ingresso della palestra è stato allestito anche un banco dolci solidale, contribuendo alla raccolta fondi.
«Voglio che questo torneo lasci qualcosa dentro a chi partecipa», conclude Arthur. «Dietro ogni diagnosi c’è una persona, una famiglia, una storia. E ognuno di noi, anche con un piccolo gesto, può contribuire a qualcosa di più grande».
In un momento in cui lo sport paralimpico si prepara a tornare al centro dell’attenzione mondiale, la nostra comunità scolastica ha dimostrato che inclusione, determinazione e solidarietà non appartengono solo ai grandi palcoscenici internazionali: possono nascere e crescere anche tra le mura di una palestra scolastica.