Ashton è uno studente di MYP5 in H-FARM International School Venice, e quest’anno, per il suo Personal Project, ha scelto non solo di esplorare la tecnologia, ma di costruire qualcosa di interamente suo.
Ha costruito un robot.
Non uno semplice, ma un “Terminator” robotico capace di vedere, ascoltare e rispondere a domande in tempo reale, alimentato dall’intelligenza artificiale.
Ma questa non è solo una storia di tecnologia.
È una storia di consapevolezza.
Ashton, MYP Student
“Ho creato questo progetto per sensibilizzare sulla sicurezza dell’IA, poiché l’IA sta crescendo rapidamente, non comprendiamo ancora del tutto come funzioni, e questo la rende imprevedibile.”
Ciò che lo affascina non è solo ciò che l’intelligenza artificiale è già in grado di fare, ma ciò che potrebbe diventare—soprattutto in un mondo in cui viene integrata in sistemi sempre più complessi.
“Ci sono stati casi in cui l’IA si comporta in modi inaspettati,” afferma. “E se questi sistemi vengono utilizzati in posizioni di potere, anche un solo errore potrebbe avere conseguenze enormi.”
Per comunicare questa idea, Ashton ha fatto una scelta creativa precisa: ha dato al suo progetto il volto e la voce del Terminator.
“Una distopia del genere può sembrare lontana, ma aiuta le persone a riflettere su cosa potrebbe accadere se non stiamo attenti.”
Dal concetto alla forma
Prima di poter “pensare”, il robot doveva essere progettato.
Ashton è partito da un modello 3D preesistente trovato online, ma lo ha rapidamente adattato—correggendo la geometria, perfezionando le forme e modificando i componenti per soddisfare sia requisiti estetici sia funzionali.
Uno degli elementi più complessi è stato il meccanismo dell’occhio, ispirato a design esistenti e rielaborato per ricreare il movimento iconico e l’identità visiva del Terminator.
Gran parte del processo di progettazione si è svolta in Blender, dove ha modellato e perfezionato i componenti. Quando alcune parti richiedevano misure precise, è andato oltre, imparando autonomamente a usare Onshape per assicurarsi che tutto combaciasse e funzionasse correttamente.
È stato un processo continuo di adattamento, test e miglioramento. Nulla era definitivo al primo tentativo.
Imparare oltre ciò che si conosce
Progettare il robot è stato solo l’inizio. Farlo funzionare ha richiesto un livello di comprensione completamente diverso.
Al centro del sistema c’è un Raspberry Pi—un piccolo ma potente computer che ha permesso ad Ashton di eseguire l’intelligenza artificiale in locale. È stata una scelta consapevole, che ha reso il progetto più complesso ma anche più significativo.
Per arrivarci, ha dovuto esplorare ambiti in cui non aveva mai lavorato prima. Ha studiato come eseguire modelli di IA offline, come funzionano i circuiti elettronici e come i diversi componenti comunicano all’interno di un sistema. Non tutto poteva essere appreso tramite tutorial o articoli. Quando questi non bastavano, si è rivolto all’IA stessa, usandola come strumento per guidare la propria comprensione e andare avanti.
Costruire qualcosa di reale
Trasformare il progetto in un oggetto fisico è stata forse la parte più impegnativa.
Il processo non è stato lineare. Diverse stampe 3D sono fallite, costringendolo a tornare indietro, modificare i file e riprovare. Lentamente, pezzo dopo pezzo, il robot ha iniziato a prendere forma. Una volta pronti tutti i componenti, Ashton ha assemblato la struttura, l’ha verniciata e ha iniziato il delicato lavoro di cablaggio e saldatura.
Al centro, il Raspberry Pi collegava ogni elemento, trasformando un insieme di parti in un sistema funzionante, e ciò che era iniziato come un’idea è diventato qualcosa di tangibile.
L’ultimo passo è stato dare al robot la capacità di interagire.
Attraverso un sistema di visione artificiale, è in grado di rilevare i volti. Tramite un modello eseguito localmente con Ollama, può elaborare domande e generare risposte in tempo reale.
Non dipende da server esterni. Tutto avviene in locale, all’interno della macchina, e questo rende l’interazione immediata, quasi personale.
Costruire per comprendere il futuro
Eppure, l’aspetto più importante del progetto va oltre la sua complessità tecnica.
Ciò che Ashton ha creato è più di un robot. È una conversazione.
Un modo per rendere concreto un tema astratto, traducendo un dibattito globale in qualcosa di visibile, interattivo e immediato.
Gli studenti di oggi crescono in un mondo in cui l’intelligenza artificiale non è più un concetto distante, ma una presenza costante nella vita quotidiana.
Alla H-FARM International School, l’IA non è qualcosa da temere, né una scorciatoia che sostituisce il pensiero. È considerata uno strumento potente, capace di ampliare il potenziale umano, la creatività e la capacità di risolvere problemi, se utilizzata con consapevolezza e responsabilità.
Eppure, questo non esclude una prospettiva più complessa e sfumata.
Tra gli studenti esiste anche un senso di contrasto: una forma di consapevolezza tutt’altro che scontata, talvolta accompagnata da incertezza e persino da una certa preoccupazione per ciò che il futuro potrebbe riservare e per le conseguenze che queste tecnologie potrebbero portare.
“Penso che tutti dovrebbero rifletterci,” afferma Ashton. “Soprattutto mentre l’IA inizia a essere utilizzata in decisioni sempre più importanti.”
È proprio in questo spazio che progetti come quello di Ashton trovano il loro significato.
Perché imparare a usare l’intelligenza artificiale significa anche imparare a metterla in discussione, a comprenderne l’impatto e ad assumersi la responsabilità di come viene sviluppata e applicata.
In questo senso, l’obiettivo non è temere la tecnologia, ma assicurarsi che continui a essere guidata da qualcosa di profondamente umano: intenzione, etica e consapevolezza.