PYP Exhibition 2026: idee, passioni e visioni per il futuro

PYP Exhibition 2026: idee, passioni e visioni per il futuro

C’è un momento, ogni anno, in cui le aule e corridoi smettono di assomigliare a una scuola e iniziano a somigliare a qualcos’altro: una fiera, un piccolo TED, un quartiere di ricercatori in miniatura. Succede a fine maggio, quando arriva la PYP Exhibition: due giornate in cui i bambini di Year 5 prendono la parola e raccontano al mondo cosa hanno scoperto. Quest’anno è successo il 21 e 22 maggio, nel nostro campus di Venezia, e chi è passato a trovarci se ne è andato con la stessa sensazione di sempre: questi ragazzi hanno qualcosa da dire, e lo sanno.

La PYP Exhibition è il capitolo finale del Primary Years Programme, ma chiamarlo “saggio di fine anno” sarebbe ridurlo troppo. È piuttosto la prima volta in cui i bambini scelgono davvero da soli su cosa voler diventare esperti. Non assegniamo loro un argomento: glielo lasciamo cercare. Il percorso parte da una domanda autentica, qualcosa che li tocca, li incuriosisce o, a volte, li fa arrabbiare e da lì si snoda tra ricerca, interviste, prototipi, ripensamenti. È un esercizio di autonomia, certo, ma soprattutto di consapevolezza: capire cosa si vuole capire è già metà del lavoro.

Lungo la strada i bambini mettono in pratica, quasi senza accorgersene, le qualità del IB Learner Profile. Diventano thinkers quando devono decidere quali fonti fidarsi; communicators quando provano a spiegare ai genitori cosa hanno trovato; risk-takers quando si mettono in gioco davanti a un pubblico vero; caring quando scelgono di occuparsi di chi non ha voce. Sono gli stessi valori che attraversano tutto il programma IB, e che in Exhibition si vedono finalmente all’opera, tutti insieme.

Le tematiche affrontate quest’anno sono state straordinariamente varie. Sul fronte ambientale, Prince ha portato la questione della plastica negli oceani, ricordando che ogni minuto una nuova quantità di rifiuti entra nei nostri mari e che animali come le tartarughe scambiano i frammenti di plastica per cibo. Sempre nell’area della sostenibilità, Riccardo, Gioele e Pietro hanno proposto un decalogo di azioni quotidiane per risparmiare acqua, ridurre l’impatto sugli ecosistemi e scegliere mezzi di trasporto più sostenibili come la bicicletta. Leonardo ha raccontato anche il proprio progetto di riciclo creativo della carta, mostrando come trasformare gli scarti in segnalibri, biglietti e oggetti unici.

Tra i progetti più ambiziosi spicca quello di Clara, dedicato alla città intelligente del futuro. Partendo da un dato sorprendente: quasi due terzi dell’energia prodotta nel mondo viene sprecata prima di trasformarsi in servizi utili, Clara ha immaginato e progettato la sua “Intelligent City”, una città energeticamente efficiente, sana e ricca di significato. Energia solare, eolica, biocarburanti ed energia idrica convivono con edifici ricoperti di verde verticale, mobilità dolce, parchi giochi che producono energia attraverso il movimento dei bambini. Ma il suo lavoro non si è fermato alla visione: Clara ha sviluppato anche una vera e propria app, “Clara’s Intelligent City”, pensata per aiutare i cittadini a compiere ogni giorno scelte più consapevoli, con tanto di classifica delle azioni green e di punteggi assegnati a chi contribuisce di più alla comunità. Ciò che rende il progetto di Clara ancora più affascinante è il ponte costruito con il passato: per dare profondità alla sua idea, ha studiato la città ideale di Leonardo da Vinci,esplorando le sue macchine volanti, dalla navicella aerea all’ornitottero, i suoi studi di anatomia, botanica e ingegneria. Un dialogo affascinante tra il genio del Rinascimento e l’urgenza ambientale del nostro tempo, racchiuso nel suo motto: “Your energy, our future”.

Sebastian, dal canto suo, ha scelto una strada decisamente meno battuta: invece di raccontare il problema della plastica, ha cercato di sostituirla. Si è chiesto se fosse possibile creare un filamento per stampante 3D davvero biodegradabile, e ha trovato la risposta in un ingrediente che sta letteralmente sotto i nostri occhi tutte le estati: le alghe marine. Al suo stand non c’erano solo cartelloni da leggere, ma un tavolo da laboratorio in piena attività. Sebastian dosava l’alginato di sodio (un estratto di alghe in polvere) e una volta idratato con la glicerina, lo allungava con un litro e mezzo d’acqua. Poi arrivava la parte spettacolare: bastava far cadere il liquido in una bacinella di cloruro di calcio e il filamento si formava all’istante, lì davanti al pubblico, come un piccolo trucco di magia chimica.

La salute e il benessere sono stati al centro di molti altri progetti. Olivia ha scelto il mondo delle api e la loro importanza per l’equilibrio degli ecosistemi: “Bee happy”, il titolo del suo lavoro, è un invito a guardare questi piccoli insetti con occhi nuovi, accompagnato da una risorsa digitale interattiva per sensibilizzare il pubblico. Max e Sveva hanno scelto invece di farsi capire attraverso il gioco e il corpo: Max ha ricreato nel suo stand un grande Allegro Chirurgo a misura di bambino per raccontare cosa significa convivere con il diabete di tipo 1, mentre Sveva accompagnava i visitatori con dimostrazioni dal vivo di primo soccorso. Ava, Giada, Manon e Eliza hanno lavorato insieme sulla celiachia, sull’alimentazione gluten-free e sulla nuova piramide alimentare basata sulla qualità prima che sulla quantità. Emily ha invece esplorato il mondo delle emozioni, creando giochi e strumenti per riconoscerle e gestirle. Ava, Giada, Manon e Eliza hanno lavorato insieme sulla celiachia, sull’alimentazione gluten-free e sulla nuova piramide alimentare basata sulla qualità prima che sulla quantità. Emily ha invece esplorato il mondo delle emozioni, creando giochi e strumenti per riconoscerle e gestirle.

Non sono mancati progetti legati alla vita sociale e civile dei più piccoli. Tara e Jessica hanno deciso di affrontare la tematica di amicizia e bullismo e dare consigli pratici su come affrontare situazioni difficili. Un altro studente ha approfondito il ruolo dei governi nella vita quotidiana, raccontando come parchi, ospedali e scuole esistano grazie alle decisioni collettive. David ha invece scelto l’educazione finanziaria, partendo dall’osservazione che a scuola non si impara a gestire il denaro. Due progetti distinti quello di Giulia e di Pavel, infine, hanno affrontato la questione del tempo eccessivo passato davanti agli schermi, ricordando quanto sia importante vivere anche le piccole cose della vita reale.

Raccontare tutti i progetti di quest’anno richiederebbe un libro, ma il filo che li unisce è chiaro: ogni stand è nato da una domanda vera, scelta da chi la presentava. E dietro a ogni domanda c’è una rete che l’ha sostenuta.

Ovviamente niente di tutto questo sarebbe possibile senza il lavoro silenzioso di chi sta intorno: gli insegnanti che hanno accompagnato il percorso senza mai sostituirsi ai bambini, le famiglie che hanno offerto contatti, esperienze, tempo, ascolto, i compagni che si sono dati feedback a vicenda imparando l’arte difficile di farsi le domande giuste. Una piccola comunità che si è messa in moto perché ogni progetto potesse esprimere il meglio di sé.

A noi resta una certezza: questi bambini sono già pronti a fare la loro parte. Hanno idee, hanno il coraggio di dirle, e quel che più conta, hanno voglia di passare all’azione. La PYP Exhibition non chiude un capitolo: ne apre uno nuovo, molto più lungo. E ai nostri ragazzi di Year 5 va il nostro grazie più grande, insieme a tutti quelli che hanno reso possibile questa esperienza.

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