RoboMed 2026: imparare attraverso la sfida

RoboMed 2026: imparare attraverso la sfida

RoboMed 2026 si è ufficialmente concluso, ma per gli studenti che vi hanno preso parte ciò che resta va ben oltre le classifiche finali.

Per due intense giornate, il 17 e il 18 aprile, il campus dell’American Overseas School of Rome è stato il palcoscenico di questo torneo internazionale di robotica che ha riunito squadre provenienti da tutto il mondo. Tra queste, i nostri studenti di H-FARM International School, dai campus di Venezia e Vicenza, sono arrivati a Roma portando con sé mesi di preparazione, aspettative e un mix di entusiasmo e incertezza.

RoboMed è strutturato come un vero e proprio torneo e si sviluppa in due fasi, ciascuna con un ruolo specifico nel definire l’esperienza. La prima giornata è stata dedicata ai turni preliminari: nessuna eliminazione, ma una serie di gare e sfide che hanno permesso a ogni squadra di competere più volte, accumulare punti e, soprattutto, comprendere come i propri robot si comportassero in condizioni reali. È stata una fase di osservazione, adattamento e calibrazione, in cui ogni prova forniva un riscontro immediato e ogni errore diventava un punto di partenza per migliorare.

La seconda giornata ha cambiato completamente la dinamica della competizione. Le fasi a eliminazione diretta hanno introdotto un diverso tipo di pressione, in cui ogni gara poteva determinare l’avanzamento o l’uscita dal torneo. A quel punto c’era poco spazio per ulteriori sperimentazioni: ciò che era stato testato, corretto e perfezionato il giorno precedente doveva semplicemente funzionare.

Nel corso delle due giornate, gli studenti si sono cimentati in un’ampia varietà di gare e sfide: dal line following ai percorsi a ostacoli, dalle gare di velocità alle prove acquatiche, fino ai combattimenti di robot in stile sumo. Ogni attività richiedeva un diverso equilibrio tra progettazione, programmazione e strategia. Ogni prova durava solo pochi secondi, ma dietro quei secondi si nascondevano ore di test, modifiche e problem solving.

Tra tutte le sfide, quella Aquatic si è distinta come una delle preferite dagli studenti, pur essendo anche una delle più impegnative. A differenza delle altre, richiedeva di ripensare completamente l’approccio progettuale: realizzare un robot capace di galleggiare e allo stesso tempo rimanere pienamente funzionante significava trovare il giusto equilibrio tra struttura, galleggiabilità e protezione dei componenti elettronici. Qualsiasi contatto con l’acqua poteva compromettere il circuito e bloccare completamente il robot. Un problema che, di fatto, si è verificato per diverse squadre durante la competizione.

Ed è stato proprio questo a renderla così coinvolgente.

Era una sfida nuova, imprevedibile. Anche per gli studenti che si erano preparati per mesi attraverso RoboQuest (la nostra competizione interna di robotica), si trattava di qualcosa che non avevano mai affrontato prima e che, proprio per questo motivo, si è rivelato particolarmente stimolante. Li ha costretti a pensare in modo diverso, a sperimentare e a trovare soluzioni che non avevano mai considerato, come nel caso di uno dei nostri team MYP, i Teen Titans, che hanno provato a utilizzare dei palloncini per favorire il galleggiamento del robot.

Per il team di Vicenza, i Wildcats, la sfida acquatica è diventata uno dei momenti simbolo dell’intera competizione. Dopo un primo tentativo che non aveva dato i risultati sperati, il gruppo è riuscito a ripensare il proprio approccio e a tornare in gara con maggiore efficacia, arrivando a vincere la prova durante la prima giornata. La stessa competizione ha regalato un altro momento di soddisfazione il giorno successivo, quando il team veneziano dei Fire Bolts si è aggiudicato una delle gare, segnando un successo condiviso tra i due campus.

Questi momenti di successo, tuttavia, rappresentano solo una parte di un percorso molto più complesso.

Non sono mancati gli ostacoli: robot che non si avviavano, prove che non producevano i risultati attesi e la frustrazione che nasce quando l’impegno non si traduce immediatamente in successo. Alcuni degli studenti più giovani hanno vissuto questi momenti con particolare intensità, ma ciò che ha colpito maggiormente è stata la loro capacità di reagire, riorganizzarsi e riprovare.

Attraverso aggiustamenti e perseveranza, i team sono riusciti a migliorare le proprie prestazioni nelle prove successive, dimostrando come il progresso derivi spesso dalla capacità di affrontare le difficoltà, piuttosto che evitarle. Questa stessa resilienza ha portato anche a risultati importanti, come nella sfida di line following, in cui i team di Venezia hanno conquistato una vittoria significativa, dimostrando precisione e controllo.

Come sottolineato da Flika Martha Carvalho Malekane, che ha seguito gli studenti durante tutto il percorso di preparazione, i progressi erano già evidenti prima ancora dell’inizio della competizione: mesi di lavoro costante, sperimentazione e collaborazione avevano costruito le basi per tutto ciò che sarebbe accaduto a Roma.

Per Owen Francis McComasky, l’esperienza ha avuto un forte impatto emotivo. Vedere gli studenti affrontare le difficoltà, adattarsi alle situazioni e sostenersi reciprocamente ha rappresentato uno dei momenti più significativi del loro percorso.

Perché RoboMed non riguarda soltanto le prestazioni, ma anche il modo in cui gli studenti vivono l’esperienza e si relazionano tra loro.

Per molti di loro, infatti, gli aspetti più significativi sono andati oltre la competizione stessa. Quando è stato chiesto quali fossero stati i momenti preferiti, gli studenti non hanno sempre indicato i risultati ottenuti, ma piuttosto le sfide che avevano apprezzato di più e le persone con cui le avevano condivise. Zahara, Giulia e Gioele, ad esempio, hanno indicato la gara Aquatic come la loro preferita, mentre Solomia e Lucrezia hanno trovato particolarmente coinvolgente la sfida Obstacles. Altrettanto importante è stata l’opportunità di trascorrere del tempo insieme, rafforzare le amicizie, conoscere studenti provenienti da altre scuole e confrontarsi su idee, approcci e soluzioni.

Durante l’evento, infatti, non sono mancati momenti di collaborazione tra squadre, anche appartenenti a scuole diverse. Gli studenti hanno condiviso idee, si sono aiutati a risolvere problemi tecnici e hanno costruito relazioni che andavano oltre la competizione. Questo spirito di apertura e supporto reciproco non solo è incoraggiato, ma viene anche riconosciuto all’interno dell’evento stesso, rafforzando l’idea che la robotica riguardi tanto il lavoro di squadra quanto le competenze tecniche.

In questo senso, RoboMed diventa molto più di una competizione: si trasforma in un ambiente aperto di scambio e apprendimento, dove collaborazione, curiosità e supporto reciproco sono importanti quanto le prestazioni tecniche.

Al di fuori dell’area di gara, gli studenti hanno avuto l’opportunità di esplorare la città, passeggiando tra alcuni dei luoghi più iconici di Roma, dalla Fontana di Trevi al Pantheon fino a Piazza Navona. Questi momenti hanno aggiunto un’ulteriore dimensione al viaggio, bilanciando l’intensità della competizione con la scoperta, la curiosità e la creazione di ricordi condivisi.

Un ringraziamento speciale va al team di insegnanti che ha reso possibile questa esperienza, non solo preparando gli studenti nel corso degli ultimi mesi, ma anche accompagnandoli e supportandoli durante tutto il percorso: Owen Francis McComasky, Flika Martha Carvalho Malekane, Christopher Alexander Camacho, Anthony Hamblin, Stefania Pasquali e Davide Gusatto.

Ci sono stati vincitori, classifiche e punteggi, ma ciò che rimane davvero va oltre tutto questo: la capacità di affrontare i problemi con metodo, collaborare in modo efficace e adattarsi in tempo reale alle sfide.

Un’esperienza che supera i confini della competizione e diventa parte integrante del modo in cui gli studenti imparano, crescono e affrontano nuove sfide.

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