Sfide globali su scala locale: ecco il Collaborative Science Project per il DP1 2027

Sfide globali su scala locale: ecco il Collaborative Science Project per il DP1 2027

Vincenzo Pitarresi, Head of Science, porta gli studenti sul campo per affrontare da vicino le sfide ambientali

“La nostra responsabilità come scuola va ben oltre alla sola trasmissione di conoscenze accademiche. Ci teniamo a preparare i nostri studenti ad affrontare il futuro, dando loro gli strumenti per fare cose straordinarie”. Con queste parole il docente di scienze Vincenzo La Franca Pitarresi introduce un progetto che unisce l’acquisizione di competenze tecniche alla sensibilizzazione verso crisi globali legate all’inquinamento.

Nello specifico, ogni anno l’insegnante propone alla classe DP1 un Collaborative Science Project che porta un problema globale in un contesto locale, rendendolo subito più tangibile agli occhi dei ragazzi. Il progetto si articola in due giorni di laboratorio a cielo aperto, durante i quali gli studenti mettono alla prova le proprie abilità specifiche di analisi, ricerca e ideazione. Allo stesso tempo, lavorando insieme sul campo, sviluppano soft skills fondamentali come pensiero critico, lavoro di squadra e problem solving. Collaborando in sinergia, l’obiettivo è proporre soluzioni pratiche al problema che ha dato il via a questa attività: come orientare lo sviluppo di strategie sostenibili, quali riciclo e upcycling, per promuovere modelli di economia circolare?

Per rispondere a questa domanda gli studenti hanno collaborato con la ONG BioDesign Foundation, supportati dall’iniziativa Vox Maris, affrontando la sfida ambientale del “ghost fishing” presso il litorale di Caorle. Sempre più numerosi, infatti, sono gli attrezzi da pesca che vengono abbandonati, persi o dismessi in mare, come fosse una vera e propria discarica. Dalla costante degradazione e frammentazione di questi materiali, che vanno a depositarsi sui fondali e rilasciano quantità enormi di particelle tossiche, segue la moria di numerose specie marine.

“Questo percorso esperienziale è stato pensato per innescare una reazione a catena: un progetto che diventa un momento di riflessione, che si trasforma in consapevolezza e che, infine, si traduce in un’autentica crescita personale attraverso collaborazione e una visione comune. Vogliamo ispirare una generazione capace di trasformare i problemi in soluzioni” racconta Vincenzo La Franca Pitarresi.

IL PROGETTO: chi, come e perché

Durante la prima giornata, gli studenti suddivisi in team hanno combinato metodologie di più discipline per raccogliere dati e materiali: i gruppi di biologia, chimica, fisica e Environmental Systems and Societies hanno raccolto e analizzato campioni dell’acqua, sullo stato di salute di macro-invertebrati, identificato i polimeri per poi definire il degrado ambientale. Parallelamente, gli studenti di informatica hanno sviluppato sistemi di tracciabilità dei dati, mentre il gruppo di Design and Technology ha creato e prototipato soluzioni innovative per dare una seconda vita a reti e materiali da pesca, traducendo così la consapevolezza acquisita in design concreto.

Il secondo giorno poi il focus si è spostato sulla sintesi, comunicazione e presentazione professionale dei progetti elaborati, dando l’opportunità ai giovani studenti di percepire il vero peso e il valore della loro ricerca.

Una giuria prestigiosa di esperti ha osservato e ascoltato con attenzione ogni proposta, dando poi un prezioso riscontro in base al rigore scientifico, analisi dei dati, innovazione e fattibilità di ciascuna.

“Una delle cose che amo di più del mio lavoro è quel momento in cui i ruoli tradizionali si annullano, e sono gli studenti a insegnarti cose che non avresti mai immaginato. Durante attività come questo Collaborative Science Project ogni progetto diventa un’occasione di crescita a 360 gradi, che ci invoglia a impegnarci attivamente affinché il mondo di domani sia un po’ migliore di come lo abbiamo trovato oggi” conclude Vincenzo La Franca Pitarresi.

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