Career Day 2026: quando l’orientamento diventa un dialogo tra generazioni

Career Day 2026: quando l’orientamento diventa un dialogo tra generazioni

C’è un momento, nella vita di ogni studente, in cui ci si trova davanti alla necessità di compiere una scelta. Cosa voglio fare da grande? Quale scuola dovrei scegliere?
A tredici o quattordici anni il mondo può sembrare allo stesso tempo immenso e impossibile da decifrare. Ed è proprio per accompagnare gli studenti della Lower Secondary 2 in questa fase delicata che è nato il Career Day, un progetto di orientamento che ha portato energia, storie e domande coraggiose nel campus di H-FARM International School Rosà.

Prima di incontrare il mondo del lavoro, gli studenti sono stati invitati a incontrare sé stessi. Nelle settimane precedenti all’evento hanno compilato un questionario pensato per aiutarli a riflettere sui propri talenti, sulle proprie passioni e sul proprio stile di apprendimento. Una sorta di mappatura interiore, un punto di partenza necessario: perché trovare la propria direzione significa prima di tutto capire da dove si parte, ancora prima di decidere dove si vuole arrivare.

Solo dopo questo percorso di consapevolezza gli studenti si sono trovati faccia a faccia con i guest speaker della giornata. Ed è qui che il progetto rivela il suo aspetto più originale: i relatori non erano professionisti esterni invitati per l’occasione, ma genitori dei nostri studenti ed ex alunni della scuola. Persone che, in modi diversi, fanno parte della comunità di H-FARM International School e che hanno scelto di tornare per condividere il proprio percorso.

Nove gruppi, dieci minuti, un universo di storie

La giornata è stata strutturata per favorire uno scambio autentico: nove gruppi, un relatore per ciascuno, dieci minuti di confronto a ogni rotazione. Un ritmo serrato che ha permesso agli studenti di entrare in contatto con persone provenienti da ambiti professionali ed esperienze di vita molto diverse tra loro: dall’industria alla ricerca, dall’ospitalità alla moda e alla comunicazione. Un mosaico che, già da solo, racconta quanto sia ampio e variegato il mondo che attende questi ragazzi.

Ma ancora più delle storie raccontate dai relatori, sono state le domande degli studenti a colpire. Domande sincere e dirette, che hanno aperto riflessioni profonde. Si può sempre cambiare vita?

«Certo! Potete reinventarvi ogni singolo giorno. Non mettetevi limiti. Ogni esperienza può rivelarci qualcosa di noi che non ci aspettavamo», ha risposto con saggezza una mamma che, nel corso della sua vita, ha cambiato carriera molte volte, ogni volta facendo qualcosa di completamente diverso rispetto a prima.

E in un’epoca in cui i giovani si interrogano sempre di più su come l’intelligenza artificiale potrebbe trasformare o sostituire i lavori di domani, è emerso anche un altro consiglio, quasi come una bussola: «Restate curiosi. Il lavoro che farete un giorno potrebbe non esistere ancora, ma sarà legato a qualcosa che amate fare».

Anche i sogni degli studenti hanno trovato spazio nel dialogo: c’è chi sogna di diventare golfista professionista, chi vorrebbe lavorare per National Geographic realizzando documentari, e chi immagina un futuro come party planner. Sogni diversi, ma accomunati dallo stesso bisogno: confrontarsi con adulti disposti a prenderli sul serio.

Questo livello di consapevolezza ha sorpreso persino molti genitori, che hanno ammesso come alla loro età non avessero altrettanta chiarezza su come si sarebbe sviluppata la loro vita. «Vedere alcuni di loro avere già un’idea così chiara di ciò che vogliono fare, di dove vogliono vivere e del tipo di lavoro in cui si immaginano mi ha davvero stupita», racconta Beatrice, una delle mamme. «Allo stesso tempo, mi ha fatto capire che probabilmente hanno molti più strumenti di quanti ne avessimo noi alla loro età per comprendere il mondo e credere in un futuro più definito.»

Non esiste una sola strada

Forse il messaggio più potente emerso dalla giornata è stato proprio questo: non esiste un unico modo per arrivare dove si vuole arrivare. Le storie condivise da genitori ed ex alunni hanno mostrato percorsi profondamente diversi: vite costruite attraverso tappe lineari e vite segnate da deviazioni; persone che hanno seguito il proprio piano esattamente come lo avevano immaginato e altre che quel piano lo hanno strappato più volte per ricominciare da capo. Anche i percorsi apparentemente “perfetti” hanno incontrato ostacoli, ripensamenti e momenti in cui tutto sembrava tornare in discussione. E i percorsi “meno perfetti”, segnati da pause e difficoltà, hanno comunque trovato la loro strada, spesso esattamente dove dovevano arrivare.

È proprio in questo spazio che sono nate alcune delle frasi più memorabili della giornata: «Nella vita è importante essere talentuosi, ma è ancora più importante essere costanti».

L’invito ricorrente è stato quello di scegliere ascoltando sé stessi:
«Fate ciò che sentite davvero vostro, perché quando si segue un percorso guidato dalla passione tutto diventa più semplice.»

E poi, con un sorriso: «Puntate sempre in alto: nel peggiore dei casi arriverete appena sotto.» Non un incoraggiamento alla performance a tutti i costi, ma piuttosto un invito a non ridimensionare le proprie ambizioni ancora prima di provarci.

Cosa lascia davvero la scuola

Una delle domande che abbiamo approfondito durante le interviste è stata: qual è la competenza più importante che la scuola ti ha lasciato? Giovanni, uno dei nostri ex alunni, ha risposto:

«Una delle competenze più importanti che ho imparato qui è stata la capacità di adattarmi a situazioni diverse e di interagire con le persone in lingue differenti. Finché impari ad adattarti, sei pronto per qualsiasi scenario, qualsiasi tipo di scuola, e non devi davvero preoccuparti della tua futura carriera, purché tu sappia relazionarti con gli altri e fare ciò che ti piace.»

Penelope, una delle nostre studentesse, ha invece raccontato ciò che ha trovato qui:

«Ho sviluppato competenze sociali più forti. Quando sono arrivata sono diventata più estroversa e ho imparato ad adattarmi al mio ambiente, perché in una comunità più piccola impari ad andare d’accordo con persone molto diverse tra loro. È un ambiente molto accogliente, mi ricorda davvero cosa dovrebbe essere una comunità. Ho anche sviluppato molta disciplina; il sistema scolastico qui è molto strutturato. Abbiamo tanti progetti divertenti, ma anche molte scadenze, e questo mi ha insegnato a concentrarmi meglio. Credo che mi sarà davvero utile in futuro.»

Ed è stata Giulia, un’altra ex alunna, a offrire uno dei consigli più diretti agli studenti:

«Considerate la scuola come una palestra per prepararvi al mondo là fuori.»

Un’immagine che racconta molto di come chi è passato da queste aule guardi oggi alla propria esperienza scolastica: non come un traguardo in sé, ma come uno spazio in cui prepararsi a tutto ciò che verrà dopo.

A chiudere idealmente il cerchio della giornata sono state le parole di Michell, coordinatrice della Lower Secondary, che hanno raccontato perfettamente la visione della scuola:

«Penso che la scuola abbia dato ai nostri studenti molti strumenti. Le competenze linguistiche che possiedono sono sicuramente qualcosa che li preparerà al futuro. Le loro competenze tecniche, l’essere tech-savvy nel mondo di oggi e saper utilizzare la tecnologia in modo responsabile, sono sicuramente qualcosa che porteranno con sé. Ma credo anche che abbiano imparato a essere empatici. Abbiamo imparato a lavorare insieme per risolvere qualsiasi tipo di problema, che si tratti di un problema di matematica o di una situazione in classe. Una delle cose che apprezzo di più dei miei studenti è la loro capacità di collaborare, trattarsi con rispetto ed essere sinceramente felici insieme.»

Questo è ciò che speriamo i nostri studenti portino con sé dopo il Career Day: la consapevolezza che il loro futuro non è un percorso già tracciato, ma uno spazio da esplorare, una scelta alla volta. Che ogni storia ascoltata, ogni deviazione, ogni ripartenza, ogni “e se avessi…”, è la prova che la vita raramente segue una linea retta, e che questo non è un problema, ma la parte più bella del viaggio. Il nostro compito come scuola è fare in modo che, quando arriverà il momento di scegliere, lo facciano con curiosità, con passione e con la certezza di non essere soli.

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