Primo giorno, nuovo anno: il benvenuto del nostro Head of School Emiliano Cori
Una scuola non è mai semplicemente un insieme di persone che condividono per caso lo stesso campus. Diventa comunità grazie alla qualità dell’attenzione che ci dedichiamo a vicenda, e un nuovo anno scolastico è il momento in cui tutto questo ricomincia, con volti familiari e volti nuovi.
L’anno scolastico 2026-27 si apre con le parole del nostro Head of School, Emiliano Cori.
«C’è sempre qualcosa di magico negli inizi, e forse in nessun caso questo è più vero che all’inizio di un nuovo anno scolastico. Per quanto familiari possano essere gli edifici, le aule e i volti, un anno nuovo apre uno spazio di possibilità in cui nascono e si approfondiscono amicizie, emergono domande che non possiamo ancora prevedere, gli errori diventano occasioni di crescita, i talenti si rivelano e le convinzioni cambiano.
Quando quest’anno ho accolto il rientro dei docenti e del personale, ho cominciato con un’immagine di Eraclito: l’arco e la lira. Entrambi vivono di tensione, e l’armonia non è assenza di differenza, ma la giusta relazione tra forze che tirano in direzioni opposte. Mi sembra un’immagine bellissima per una scuola, perché l’educazione stessa vive dentro tensioni di questo tipo: ambizione e cura, indipendenza e appartenenza, tradizione e innovazione, sapere e curiosità.
La domanda, dunque, non è sempre quale parte scegliere, ma se sappiamo imparare a tenere bene insieme questa relazione: e per farlo serve attenzione. L’attenzione è molto più della concentrazione: è un modo di incontrare il mondo. Ciò a cui prestiamo attenzione, ciò che scegliamo di notare, ciò a cui dedichiamo ripetutamente tempo e pensiero plasma a poco a poco il mondo che sperimentiamo e, di conseguenza, le persone che diventiamo.
Le scuole devono naturalmente preparare i giovani al mondo. Devono dotarli di conoscenze, competenze e della capacità di agire in esso. Ma l’educazione si impoverisce quando ogni cosa deve giustificarsi in base alla propria utilità immediata. Ci sono cose che coltiviamo proprio perché il loro valore non si lascia misurare in questo modo: la musica, la letteratura, le lingue, l’arte, la conversazione, il saper fare artigianale o semplicemente il piacere di capire qualcosa perché merita di essere capito.
A prima vista possono sembrare superflue, eppure sono spesso tra quelle che rendono la vita sopportabile, ampia e ricca. La bellezza ci chiede qualcosa di particolare, perché esige che ci fermiamo, che notiamo, che prestiamo attenzione: ed è anche per questo che l’intenzionalità conta.
Lo stesso vale per le relazioni. A volte parliamo come se prima esistessero le persone e le relazioni fossero soltanto le linee che le collegano, ma sono sempre più convinto che sia vero il contrario. Diventiamo noi stessi attraverso le nostre relazioni: con i genitori, gli insegnanti, gli amici, le idee, i luoghi, le tradizioni e il mondo che ci circonda. Una scuola, dunque, non è anzitutto un insieme di individui che condividono per caso lo stesso campus. Diventa comunità grazie alla qualità dell’attenzione che ci dedichiamo a vicenda, e queste relazioni vanno coltivate con intenzione.
Dall’attenzione e dalla relazione discende un altro elemento essenziale dell’educazione: la scelta. Crescere significa anche imparare che la libertà non consiste nel considerare ogni scelta possibile ugualmente buona. Alcune scelte ci ampliano, altre ci diminuiscono; alcune abitudini rafforzano la nostra attenzione, altre la indeboliscono; alcuni comportamenti costruiscono fiducia, altri la corrodono. Le tentazioni sono spesso potenti proprio perché immediate, alla moda o facili.
Il nostro compito non è prendere ogni decisione al posto dei nostri studenti. È aiutarli a diventare persone capaci di scegliere bene: di riconoscere quando perseverare e quando cambiare direzione, quando parlare e quando ascoltare, quando la tecnologia è al loro servizio e quando sono loro a cominciare a servirla, quando seguire gli altri e quando occorre il coraggio di distinguersi.
Nell’aprire il 2026-27, spero che possiamo entrare in quest’anno con ambizione, ma anche con attenzione; con entusiasmo per il futuro, ma anche con discernimento; con indipendenza e con una profonda consapevolezza delle relazioni che ci sostengono. E spero che continueremo a lasciare spazio a ciò che non è immediatamente utile: alla meraviglia, alla bellezza, alla conversazione, all’amicizia, alla riflessione, al gioco e alla lenta scoperta di cose il cui significato ci sarà forse chiaro solo molto più tardi.
L’educazione è, in fondo, anche un atto di fede in ciò che può nascere da semi di cui non vediamo ancora i frutti.
Auguro a tutti voi un anno gioioso, ricco e pieno di significato.“